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Le mosse suicide di Thiago Motta, ennesimo tecnico alle prime armi

di Franco Avanzini
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Aurelio Andreazzoli, durante la breve avventura al timone del Genoa, ha subito critiche feroci per il suo atteggiamento tattico spregiudicato. Ebbene, al confronto col suo successore Thiago Motta, va definito un bieco catenacciaro. Non pago dell'erroraccio commesso mercoledì scorso a Torino, quando ha inserito nel finale un attaccante invece che un difensore, l'italo-brasiliano, in una delicatissima gara-spareggio contro l'Udinese, ha lasciato a bocca aperta anche il tifoso più offensivista.

Già l'undici iniziale è parso un azzardo: vero che i friulani ne avevano beccati 11 in due partite, ma è stato peccato di presunzione opporle una squadra con due soli difensori puri, tre mezze punte alle spalle di Pinamonti, una coppia di terzini bravi solo nella metà campo avversaria e due soli centrali di centrocampo, uno dei quali – Agudelo – costretto a snaturarsi nel ruolo di ruba palloni. Il Grifo ha offerto ai propri supporters mezz'ora di livello, condita dal gol del vantaggio, ma si è poi spento progressivamente, pagando gli annosi limiti di autonomia atletica accusati da Pandev e Saponara, due fantasisti che secondo logica avrebbero dovuto prodursi uno al posto dell'altro, in una preordinata staffetta.

Ci potevano – al limite - stare il cambio Saponara-Radovanovic e la sostituzione di Ankersen con Barreca, ma l'ultimo ritocco in formazione è stato un autentico capolavoro di autolesionismo. Sull'1-1, con una squadra in netta difficoltà, incapace di creare un simulcro di palla-gol ed esposta ai contrattacchi di un'Udinese ben più tonica fisicamente, avvicendare l'acciaccato Romero non con un pari ruolo ma con l'ennesimo attaccante, il discusso Sanabria, è stata una mossa incredibile, allucinante. Nel calcio, quando non si riesce a vincere, è bene sempre e comunque mettere in cassaforte il punticino, meglio di restare a secco. Invece il Genoa si è consegnato agli avversari, chiudendo con un solo gendarme puro in campo, come se gli avversari fossero rimasti in nove uomini o avessero rinunciato totalmente alle punte. Mosse suicide, che il provvisorio tecnico dei friulani ha sfruttato da par suo, inserendo un attaccante di movimento come Lasagna senza peraltro rinunciare al colosso Okaka.

Quella rossoblù rimane una squadra modesta, ma senza le topiche del suo allenatore, potrebbe contare due punti in più in classifica: uno strappato inopinatamente (e meritatamente) alla Juve e l'altro ottenuto contro l'Udinese. E le sue prospettive, alla vigilia di due trasferte terribili, sarebbero state ben differenti.

L'avvio di Thigo Motta- sonoro successo sul Brescia – probabilmente ha ingannato quanto quello di Andreazzoli. Passata l'euforia, ci si è accorti tutti che il re è nudo: ergo, il valore complessivo di quest'organico non può affrancare d rischi di retrocessione. In certi contesti, però, da che football è football, ci si affida ad un tecnico navigato, poco propenso allo spettacolo ma pragmatico quanto basta per scongiurare il peggio. Cacciato Andreazzoli per le sue idee troppo audaci, ecco l'ingaggio di un mister ancor più a trazione anteriore e assolutamente privo di mestiere.

Evidentemente, al Prez non sono servite di lezione i fallimenti di Liverani e Juric, che adesso, dopo aver maturato (anche al Genoa) esperienze formative, stanno svolgendo un ottimo lavoro. Tra un lustro – chissà – il signor Motta allenerà uno squadrone (magari l'amato Paris Saint Germain), ma in quali condizioni avrà lasciato il Grifone? Equiparare il club più vecchio d'Italia ad una nave scuola, ad una palestra per esperimenti di dubbia riuscita, è una mancanza di rispetto che il patron rossoblù ripete regolarmente sulla pelle di chi spasima per i colori rossoblù.

                              PIERLUIGI GAMBINO

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