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Macchè Andreazzoli o Thiago Motta, questa rosa ha troppi limiti per salvarsi

di Franco Avanzini
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Non serviva il clamoroso successo del Lecce al Franchi per stabilire che il Genoa è chiaramente la terza candidata più autorevole alla retrocessione, ma quel verdetto maturato in tarda serata ha inferto all'ambiente rossoblù una mazzata più violenta e dolorosa di quella subita all'ora di cena ad opera del Toro. Inutile negare che un po' tutti, in casa Grifo, si faceva la corsa sulla squadra salentina nella disperata corsa al quart'ultimo posto. Invece i giallorossi hanno preso in largo e nel prossimo turno ospiteranno proprio la banda di Thiago Motta col morale a mille e consci che un eventuale successo scaverebbe un fossato ampissimo in graduatoria tra le due formazioni.

Vero che il redde rationem primaverile è ancora lontanissimo, ma certe valutazioni sono ormai attendibili, e soltanto una scoppiettante campagna di rafforzamento sul mercato di gennaio potrebbe evitare al club del presidente Preziosi un amarissimo e non immeritato ritorno agli iinferi.

Il tifoso più comprensivo si aggrappa ai legni timbrati da Agudelo e Favilli nell'unico quarto d'ora decente della prestazione genoana. Si dirà: i granata ha prodotto ancora meno e giocato peggio, ma di riffe o di raffe il golletto l'hanno cavato dal cilindro, ed è arduo, a posteriori, distinguere nella circostanza tra le eventuali colpe di un distratto Sturaro e il decisivo atletismo di Bremer, il firmatario della condanna genoana. Nel calcio, spesso accade che quando le virtù tecniche non sono eccelse, le partite si vincano con la fisicità, una delle mille doti che scarseggiano nell'esiguo repertorio genoano.

La matematica, d'altronde, non è un'opinione. Se, di fronte a compagini modestissime come la Spal e il Toro, il Grifo raccatta, complessivamente, un punto appena, quali segnali di ottimismo si possono trarre? Non basta, in quadro calcistico globale davvero desolante, giocare lievemente meno peggio della contendente di turno per accampare chissà quali diritti. Se la vittoria non arriva non sarà solo per via di un perfido destino.

Per mesi in ogni ambito vicino al Grifone si sono accesi dibattiti feroci riguardo all'allenatore rossoblù del momento senza affondare nel problema reale, il valore limitato di una rosa che fa acqua da tutte le parti. La fase difensiva raramente funziona e quella offensiva risulta ancor più difettosa. Mancano forse un centrale arretrato coi fiocchi e di sicuro un bomber prolifico, ma è innegabile che nella zona mediana ed anche nelle fasce risiedano le lacune più preoccupanti. Con tutto il rispetto per la professionalità e l'impegno dei singoli calciatori, è impossibile non notare che qualche elemento spesso impiegato dal primo minuto risulta inadeguato per la categoria. Qualche nome? Il pur volenteroso Cassata e quel Pajac che ieri ha goduto di una costante libertà da parte di De Silvestri e l'ha sciupata scaricando decine di cross sul difensore granata più vicino oppure in gradinata, ma mai con i giri giusti per poter essere sfruttabile a centro area.

Thiago non disdegna di proporre ad ogni match qualche sorpresa nell'undici iniziale, come se amasse sfidare il pubblico e la stampa, ma i continui cambi di formazione sono la conferma di una certa confusione oppure dei limiti di un organico che, comunque lo si rivolti, non garantisce una sufficiente efficacia in ogni zona del campo.

E' naturale chiedersi se l'italo brasiliano abbia le necessarie qualità (in primis l'esperienza) per condurre il malandato vascello rossoblù in porto, ma le sue carenze non appaiono superiori a quelle, davvero inquietanti, di una squadra davvero povera di talento. Vero, tifosi e stampa avevano esaltato il nuovo Genoa dopo il frizzante precampionato e le due prime gare ufficiali, che avevano fruttato quattro punto pesantissimi. Il pessimo risveglio successivo è ritmato da due numeri eloquenti: sei punti raccolti nelle ultime dodici partite, alla media spaventosa di un punto a match. E l'ex campione ora sulla panca rossoblù, che secondo il Prez avrebbe risolto ogni problema con un tocco di bacchetta magica, sta facendo peggio del suo vituperato (peraltro non a torto) predecessore. A riprova che il male sia annida soprattutto dentro e non fuori dalle quattro linee del campo di gioco.

                                        PIERLUIGI GAMBINO

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