Non servono miracoli per la salvezza ma il centrocampo resta un'incompiuta

di Franco Avanzini
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Anche la gara di Bologna ha dimostrato che per salvarsi con anticipo in questa serie A dai valori indiscutibilmente modesti non serve offrire prove mirabolanti. Basta ed avanza al Genoa confermare lo spirito di reazione già espresso contro il Sassuolo: recuperare un'altra volta lo svantaggio è segno di carattere, convinzione, maturità. Domenica mattina, pochissimi tifosi genoani, anche considerando una pessima tradizione, sia al Dall'Ara sia nei lunch match, prefigurava un risultato positivo. A metà gara, invece, quel diffuso vaticinio pessimistico si era trasformato in un generale atto di fiducia: continuando a quei livelli, poteva materializzarsi la vittoria.

Alla resa dei conti il pareggio ha fruttato un altro mezzo punto in più di vantaggio nei confronti dei felsinei ed un ulteriore piccolo strappo nei confronti di tutte le altre pericolanti, eccettuato il lontanissimo Frosinone, corsaro a Marassi. Missione compiuta, dunque, e pazienza se nell'ultimo quarto d'ora l'area di rigore del Grifo si è trasformata in Forte Apache. Difficilmente Criscito e C. avrebbero resistito oltre per un lungo periodo, ma la loro capacità di soffrire - unita all'ennesimo legno timbrato dall'avversario di turno - ha sortito l'esito auspicato alla vigilia.

Il Genoa è piaciuto un sacco dopo il gol subito: per un quarto d'ora ha prodotto calcio di ottima fattura, sfiorando frequentemente la segnatura e pervenendo allo strameritato pareggio con Lerager, altro fresco acquisto approdato alla segnatura. Un dominio effimero, preceduto e seguito comunque da altri periodi di equilibrio prima che nel quarto d'ora conclusivo la sfida diventasse un assalto all'arma bianca da parte dei padroni di casa. Dall'Emilia mister Prandelli è tornato con la ferma consapevolezza che Lerager, senza essere in grado di mutare d'acchito il rendimento della squadra, possa essere a lungo un punto fermo. Il confronto con Hiljemark, perduto sino a fine stagione, arride insomma al danese. Occorreva però almeno un altro centrocampista dotato di “gamba”, rabbia agonistica e dinamismo ed invece è giunto l'ennesimo elemento da una retrocedenda. Inimmaginabile che Radovanovic nel futuro ripeta prestazioni così incolori come quella di Bologna, dove in pratica ha sempre girato a vuoto, ma di sicuro di un elemento con le sue caratteristiche (un Veloso con qualche centimetro in più ma, se possibile, ancor più lento e macchinoso) non si avvertiva il bisogno.

Il forfait di Rolon ha favorito il varo dell'accoppiata Radovanovic-Veloso, davvero improponibile nel calcio moderno, ma anche quello dello squalificato Romero al centro della difesa si è avvertito, date le numerose distrazioni che si è concesso il suo sostituto Gunter, tutt'altro che impeccabile non solo nell'occasione del vantaggio felsineo. Purtroppo, il parco riserve del Genoa è limitatissimo di numero e soprattutto qualità. All'uscita di uno sfiancato Veloso si è sopperito con Bessa, tutto meno che un elemento forte nei contrasti; a Lazovic è subentrato Pereira e al posto di Kouamé, attaccante puro, è stato immesso un terzino come Pezzella. Altro – a parte Pandev, assolutamente inadatto alla bisogna – non offriva una panchina alquanto misera. Lacuna ancor più pesante in una squadra come quella rossoblù, ricca di elementi che dopo un'ora di contesa tendono a sparire dal campo.

E' finita col Genoa ai remi, ormai in balìa dell'antagonista, capace di produrre opportunità offensive a ripetizione ma non di buttarla dentro. Merito anche di un Radu che ogni domenica ribadisce i pregi e i difetti di sempre: prodigioso tra i pali, vulnerabilissimo nelle uscite alte, dove continua ad emergere la sua inesperienza. Più che sufficiente, comunque, il suo apporto, al pari di quello di un rinfrancato Biraschi, di un ritrovato Criscito e di uno Zukanovic che – incertezza sul gol a parte - è stato un baluardo insuperabile nel gioco aereo ed ha turato più di una falla provocata da Gunter. Non è la difesa, in prospettiva, a destare preoccupazione e neppure l'attacco, dove Sanabria e Kouamé dovrebbero garantire un bottino sufficiente, ma – more solito – il centrocampo, che resta un punto debole, non certo trasformato in meglio dalla solita, spumeggiante ma altresì discutibile compravendita invernale.

PIERLUIGI GAMBINO