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Gara da non perdere ma pensando agli impegni futuri

di Redazione Genoa News 1893

Prevale il sentimento, più che la fredda analisi dei numeri e delle prospettive, in una sfida dominata targata "nostalgia”. Torna a Marassi Gasp, l'allenatore che ha lasciato maggiormente il segno nella storia genoana del Dopoguerra, e il popolo rossoblù, almeno nella stragrande maggioranza, è pronto ad accoglierne con un applauso il nome pronunciato dallo speaker. Gasperson vive ufficialmente ad Arenzano, il suo amato buen retiro, e ha lasciato in Liguria e dintorni una frotta di amici. A ponente del capoluogo è cresciuto pure Venturino, giovane di belle speranze approdato nella Capitale nel quadro dello scambio con Baldanzi: quest'ultimo seguirà il match dalla tribuna, e la sensazione è che anche il ligure trapiantato sotto il Cupolone rimarrà ai margini.

Daniele De Rossi ha il giallorosso come seconda pelle e non vede l'ora di far ricredere coloro che non lo confermarono al termine di una fuggevole avventura sulla panca più amata. Nella gara di andata il Grifone, con la partecipazione dell'uomo di Ostia, giocò una partita talmente incolore da considerarsi quasi irripetibile: domani, nel catino del Ferraris, con i trentamila ad alitare alle spalle di Vasquez e compagni, si respirerà ben altra atmosfera e la gara diventerà meno impari.

Certo, la Lupa ha ben altre risorse, pur dovendo rinunciare in un sol colpo al difensore Hermoso, al centrocampista Wesley e ai due fantasisti Soulé e Dybala. Assenze pesanti, cui Gasp potrà sopperire senza scomporsi. I due rifinitori superstiti non sono malaccio: capitan Pellegrini è una sicurezza e Pisilli è l'emergente, tanto da essere già chiacchierato in chiave azzurra. E se la Roma ha spedito Baldanzi in provincia, significa che punta maggiormente su quest'altro prodotto del vivaio.

A centrocampo tocca a Rensch, ben più di un semplice rincalzo, mentre in difesa l'ex doriano Ghilardi non pare offrire identiche garanzie, e se a ciò si aggiunge il momento non felicissimo di Mancini, si scopre che, se posta in angustie, la Roma può presentare qualche crepa, pur considerando che in mediana il duo Cristante-Koné crea un argine efficacissimo.

Forse Gasp non dispone di un organico perfettamente confacente alle sue teorie tattiche, ma la sua squadra brilla ugualmente per qualità di gioco: certi principi del mister sono stati comunque assimilati e la società a gennaio ha colmato la lacuna più preoccupane, legata al ruolo di centravanti, ingaggiando quel Malen che da oltre un mese sta facendo la differenza con le sue raffinatezze ed un fiuto del gol invididabile.

Il Genoa come può opporsi a tale corazzata? Offrendo una prova monda di errori e distrazioni, pressando alto per ostacolare l'avvio della trama e, soprattutto, capitalizzando anche le briciole di quanto l'avversario concede nella metà campo ospite. Sarà anche un concetto abusato, ma occorre la partita perfetta, dal primo minuto al fischio di chiusura. Sarà presumibilmente la Roma a “fare” la partita, ma il Grifo non starà guardare: rispetto all'Inter, la Lupa può ugualmente azzannarti ma non ti soffoca.

De Rossi manca di Baldanzi ed è tentato dal lasciare fuori l'acciaccato Norton-Cuffy, che gli potrà essere ben più utile nel successivo impegno, a Verona. Due assenze che però accendono la spia dell'allarme e lasciano capire come la coperta genoana sia corta. Il forfait dell'inglese, infatti, obbliga a spedire sulla fascia destra l'eclettico Ellertsson (preferito al soldatino Sabelli, forse inadeguato per certi contesti), altrimenti destinato a completare la linea centrale. Come ovviare? Difficilmente con Masini (DDR non lo vede proprio, e forse a ragione), sicché – per affiancare l'irrinunciabile Frendrup e Malinovskyi (sperando che ritrovi lo smalto smarrito al Meazza) - non restano che Messias e l'oggetto misterioso Amorim: soluzioni che stuzzicano la fantasia del “voyeur” genoano ma appaiono piuttosto rischiose a livello di equilibrio tattico.

Confermato per mancanza di rimpiazzi il consueto trio arretrato (confidando che si evitino pesantissime ammonizioni), tocca giocoforza a Martin, atteso a svoltare dopo una serie di prestazioni ben sotto la sufficienza: con Rensh se la può giocare mentre l'eventuale inserimento del folletto Zaragoza, accanito dribblomane, potrebbe infastidirlo parecchio.

In avanti la coppia Vitinha-Colombo è favorita rispetto ad un innesto di Ekuban (e, in subordine, Ekhator), da tenere in caldo se occorresse, nella ripresa, imprimere una scossa al confronto.

Una gara ispida, con il pareggio come stella polare: il punto peserebbe una tonnellata, per la classifica e l'autostima. Che il Grifone se la vada a giocare senza venire umiliato rientra nella normalità: specialmente a Marassi, non c'è squadrone che si diverta di fronte ai rossoblù. Il risultato, invece, si lega a mille variabili, ma il quadro di fondo è semplice: sono altre le gare realmente decisive per la banda di DDR, e quelle dovranno essere affrontate con tutti gli effettivi a disposizione. Ergo, giusto sputare sangue contro Gasperson, ma guai ad infortunarsi o ad incorrere in squalifiche.

                       PIERLUIGI GAMBINO