Genoa, a Firenze contro la Viola tutto secondo copione
Non fa certamente notizia il pareggio del Genoa nella tana di una Fiorentina, cui mancava un punticino per festeggiare la salvezza a capo di un pessimo campionato. I rossoblù non chiedevano di meglio e forse hanno rammentato quel pari raccolto negli anni scorsi a Campo di Marte quando serviva per non precipitare. Va tutto benissimo così.
De Rossi concede un turno di riposo al “cottimista” capitan Vasquez anche per provare il ventunenne Zatterstrom, sinora rimasto in margini. A centrocampo ancora spazio ad Amorim in regìa e a sinistra si rivede Martin, con la conferma dell'abituale tridente offensivo. Nelle file viola spicca la contemporanea assenza dei due bomber Kean e Piccoli, sostituiti dal ventenne Braschi.
Bastano poche schermaglie per entrare nel clima di un match dal sapore vacanziero. Le due squadre non si affrontano in cagnesco, provano a giocare e a lasciar giocare, ma appena la sfera giunge sulla trequarti emergono i limiti di due attacchi che definire anemici è un complimeto. Lo svedesone non sfigura in difesa e Amorim alterna discrete giocate a lanci imprecisi meritando la consueta sufficienza stiracchiata. In avanti Vitinha rincula spesso per proteggere Martin, mentre Colombo fatica in campo aperto ed Ekhator, dopo un'applaudita “ruleta” in mezzo metro di spazio, si assenta al pari dei compagni. La Viola, dal canto suo, prova qualche incursione con il vivave Salomon, ma non riesce mai a sfondare. Così, per... svegliarsi dal torpore occorre attendere il 37' quando Ostigard, su corner, incorna secco verso l'angolino trovando la risposta felina di De Gea.
Per la cronaca, l'arbitro Massimi, che ne azzecca poche e tende a favorire sempre la difesa, chiude gli occhi in apertura su una netta cintura subita da Ostigard e più tardi si comporterà egualmente graziando Amorim, reo di un calcione sulla tibia di Parisi, che però accentua la caduta.
La ripresa si mostrerà lievemente più frizzante, ma ci voleva poco: nulla di trascendentale, comunque. La Viola è più intraprendente e con Ranieri, di testa, procura un brivido: palla fuori di trenta centimetri.
Il Genoa non sta a guardare, ma in avanti è poca cosa e De Rossi, che se ne accorge, al 58' fa accomodare Colombo (rari i suoi spunti)a pro di Ekuban, subito al tiro, respinto. Poco più tardi, altra topica di Massimi: sugli sviluppi di un corner, De Gea esce a vuoto e un difensore, sulla linea fatale, allontana il pallone colpito di testa da Vitinha, ma il fischietto molisano si inventa comunque un fallo in attacco.
Vanoli, tecnico toscano, si gioca la carta Piccoli (per l'acerbo Braschi), ma è anora il Grifo, al 70', a bussare alla porta locale: De Gea dice di no a Ekuban e subito apprezzo è Ranieri a salvare su Ostigard. Sarà l'ultimo lampo genoano (non contando una ciabattata di Ekuban lontanissima dai pali), mentre la Fiorentina costruirà l'opportunitù più ghiotta: al termine di un mischione davanti a Bijlow, Parisi colpisce a porta sguarnita centrando involontariamente il compagno Gosens. Obiettivamente, il vantaggio della Viola sarebbe stato una beffa.
Nel finale si riempie solo il tabellino delle sosituzioni. Prima che tra i gigliati appaia l'ex Gudmundsson (comunque fuori partita), De Rossi concede il debutto in serie A a due coloured classe 2007, evidenziatisi nella Primavera di Sbravati: il franco-maliano Ouedraogo e Doucouré, che proviene dal Burkina Faso. Due tipi svegli e fisicamente prestanti, che in estate saranno ulteriormente collaudati.
PIERLUIGI GAMBINO