Genoa, a Milano impegno terribile ma non proibitivo
Semplice illusione o concreta chance? Il popolo rossoblù si interroga riguardo ad una sfida, quella di San Siro contro la corazzata nerazzurra, che solo qualche settimana non concedeva neppure una flebile speranza.
Ora il quadro prospettico ha subito una variazione. Il Genoa non balbetta più, ha incamerato un pieno di fiducia a spese del Toro e inizia a mostrare un calcio propositivo ed esteticamente apprezzabile. Di converso, la Beneamata, almeno nei contesti internazionali, si è scoperta fragilissima, ricca di difetti, non più così prorompente. Insomma, un gruppo che è tornato ad essere di “umani” e non un'entità sovrannaturale.
La banda di De Rossi ha un vantaggio cospicuo: si è leggermente allontanata dalla zona calda e può promettersi di fronteggiare i futuri campioni d'Italia e subito appresso la Roma senza l'assillo di fare risultato. Insomma, può giocarsela con animo sereno, cercando di sfruttare quanto di favorevole può scaturire alla Scala del calcio. Basterà per sfangarla? Probabilmente no, poiché nell'ambito del nostro campionato la squadra di Chivu non ha mai perso un punto di fronte a chi veleggia nella colonna meno nobile della graduatoria. Insomma, per qualsiasi provinciale (e anche il Grifone appartiene a tale novero) ha avuto, almeno sinora, il destino segnato. Ci si aggrappa dunque alla legge dei grandi numeri, magari considerando che a Lecce i nerazzurri si sono imposti in extremis e che la loro produzione offensiva non è più così copiosa come un tempo.
In certe gare testacoda da sempre la fa da mattatore capitan Lautaro Martinez, ora ospite dell'infermeria. Senza di lui, anche Thuram, l'altro titolare designato, sta ansimando, sicché il peso dell'attacco grava sulle spalle del formidabile “bocia” Pio Esposito e su Bonny, i quali peraltro sarebbero lussuosi titolari in qualsiasi altro team della nostra malandata serie A.
Il compito sarebbe meno arduo se il mister rumeno concedesse di rifiatare a Di Marco, attualmente tra i migliori esterni offensivi del globo, ma il suo sostituto naturale José Augusto dovrà sostituire Bastoni, fattosi ammonire volutamente in Salento per cancellare la diffida in vista dell'imminente derby della Madunina. E' un bel problema disinnescare il mancino azzurro, che ogni tanto imbrocca la conclusione ma, soprattutto, indirizza a centro area (anche dalla bandierina) prelibati cioccolatini per i fisicati compagni. Non mancherà il lavoro a Bijlow e alle sue guardie scelte, che non brillano per statura e nel gioco aereo lasciano a desiderare.
Tornando all'Inter, è possibile un turn-over in retroguardia, con De Vrij o Acerbi al posto di Akanji (non brillantissimo contro il Bodo), ed è scontato qualche cambio in mezzo, con Susic per Frattesi e – chissà – Mikhytarian per Barella, che sta attraversando un momento assi complicato. Va aggiunto che i punti di forza Calhanoglu e Dumfriest, reduci da lunghi infortuni, dovrebbero partire in panchina, ma il turco potrebbe anche convincere Chivu a rilanciarlo dal primo minuto.
Lo sviluppo del match dipenderà soprattutto dall'umore dei padroni di casa, che hanno già lo scudetto in tasca e aspettano soprattutto la stracittadina per vendicare il ko dell'andata. Il rovescio di martedì scorso potrebbe accrescere la loro sete di riscatto ma anche abbassare l'autostima. Solo il campo risponderà a certi quesiti.
Il Genoa non intende farla da sparring partner. De Rossi difficilmente lascerà invariato l'undici anti-Toro, visto che Norton-Cuffy non sarà della partita per un problemino muscolare che non dovrebbe impedirgli di rientrare con la Roma. Il sostituto naturale è Martin, nella speranza che non ecceda nelle distrazioni difensive. In alternativa, Sabelli a destra ed Ellertsson sul fronte opposto, ma per arginare Di Marco è consigliabile la fisicità dell'islandese.
In mezzo al campo conferma pressoché scontata per l'asse Frendrup-Malinovskyi-Baldanzi, con Messias pronto a subentrare al toscano e in avanti il solo dubbio riguarda le condizioni di Colombo, acciaccato: nell'improbabile caso di forfait, Ekuban (ormai promosso nell'undici base) avanzerebbe come prima punta, avvicendato qualche metro più indietro da Vitinha, altro giocatore da rilanciare.
L'intento di fondo è limpido: provare a compiere il miracolo e, in caso di insuccesso, limitare il passivo nel punteggio (impresa tutto sommato abbordabile), scongiurando nuovi infortuni e squalifiche (Marcandalli è in diffida). Sì perché il campionato del Genoa non finisce a San Siro.
PIERLUIGI GAMBINO