Genoa, bastano due colpi di classe ed addio sofferenze
E un altro anno nell'Olimpo è garantito. Oddio, manca ancora il suggello dell'aritmetica, ma – pur con un calendario piuttosto favorevole – non riusciamo ad immaginare una Cremonese che improvvisamente si traveste da Inter e inanella successi contro chiunque.
I rossoblù non tradiscono le attese E salgono a quota 36: c'è da restare stupefatti pensando a dove era precipitato il Grifone al termine della scalcagnata gestione Vieira e dove si trova adesso, con un nugolo di squadre alle spalle.
Stavolta serviva vincere più che convincere. Missione compiuta con uno scatto finale, ma il successo non fa una piega: poteva finire in parità, però ai punti un lieve favore va concesso ai rossoblù, che maggiormente avevano inseguito l'impresa, materializzatasi grazie ai colpi di classe dei due uomini più talentuosi.
De Rossi non dà spazio alle sorprese: undici di partenza largamente previsto, con Baldanzi a flottare alle spalle del duo Colombo-Vitinha e Sabelli sulla fascia di destra (per l'impresentabile Martin), ma - alla prova dei fatti – più avanzato del solito, con Marcandalli che si sposta all'esterno per chiudere in prima battuta sul temibile Laurentié. Subito si registrano due accelerate dei nero-verdi, ma il Genoa controlla da par suo e, senza subire un pressing asfissiante a centrocampo, assume presto le redini del match. Colombo continua la latitanza perdurante da quasi un mese, ma Vitinha è vivacissimo e intraprendente, come attesta la staffilata rintuzzata a fatica dall'attento portiere Muric. E' il prologo al vantaggio, che si registra al 18' grazie a Malinovskyi: è Baldanzi, all'ennesima iniziativa, a preparare la tavola all'ucraino, che dai venti metri telecomanda all'incrocio una sassata imprendibile.
La replica ospite non è veemente e si esaurisce in una bordata di Berardi, cui Bijlow si oppone con parecchia fatica. Ma è un lampo a spezzare la superiorità del Genoa, che gioca a viso aperto. Non si ammira un calcio stellare e su entrambi i fronti gli errori e le incomprensioni sono frequenti. Al Grifo, che è avanti, va benissimo così pur con la “macchia” di due pesantissimi cartellini gialli (sacrosanto il primo, discutibile il secondo) che impediranno ai diffidati Malinovskyi e Frendrup di partecipare alla trasferta di Pisa, dove mancherà pure Ellertsson, che a metà gara, nel tunnel degli spogliatoi, bisticcia con Berardi: rosso per entrambi e tanti saluti.
L'avvio di ripresa è avaro di emozioni e il ritmo non si alza: buon per un Genoa, che è avanti, ma De Rossi non si fida e al 55' decide di conferire freschezza al suo team facendo accomodare contemporaneamente Colombo (un tempo abbondante da spettatore), Baldanzi (aveva speso molto) e Malinovskyi (ormai in riserva) a pro di Ekuban, Masini e Martin. E' un Genoa operaio, quello in campo, con la sola missione di portare a casa i tre punti, ma due minuti più tardi i piani vanno a pallino. Senza avvisaglie, ecco il pari emiliano scaturito da calcio d'angolo: sul colpo di testa di Muharemovic, Bijlow se la cava come può, concedendo però a Koné il più agevole dei tap-in.
E' una doccia gelata, che – valutata la scarsa qualità del Grifone riveduto e corretto – insinua addirittura la paura di perdere. Passata l'ora di gioco, Ekuban va a terra per un presunto sgambetto sul quale l'incerto arbitro Rapuano non interviene, ma per il resto i rossoblù, anche col possesso palla, badano più che altro a non scoprirsi.
Servirebbe una svolta per riaccendere la sfida, e De Rossi non si fa pregare: al 75' fuori anche Vitinha, che stava girando a vuoto, e dentro Messias, che si rivelerà l'uomo della Provvidenza. Nel grigiore di un match piuttosto soporifero, ecco all'84' l'ex milanista ricevere palla sulla destra e scattare in avanti, per cedere a Sabelli, che con un delizioso colpo di tacco gli restituisce la sfera. Junior caracolla e dalla linea di fondo serve sul piatto d'argento la palla del successo a Ekuban, lesto ad insaccare nei pressi del palo. Il premio strameritato per il coloured, che nei minuti precedenti aveva corso come un pazzo impegnando a fondo i difensori ospiti. Per lui, la conferma di un'incisività che affiora quasi sempre da subentrante.
Il Sassuolo, colpito da quell'uppercut al mento, proverà a riemergere, ma senza la necessaria convinzione: alla resa dei conti, ha combinato meno dei rossoblù ed ha giustamente perso. Sconfitta indolore, la sua, ai fini della classifica, mentre il successo di Vasquez e compagni assume un valore enorme. A Pisa mancheranno in tre, ma anche l'assillo di dover fare risultato: che magica sensazione!
PIERLUIGI GAMBINO