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Genoa, contro la Fiorentina un tabù che si può abbattere

di Redazione Genoa News 1893

A Campo di Marte il tabù genoano è ormai prossimo al mezzo secolo. Dal lontanissimo 1977 il Grifo non festeggia nel catino fiorentino che, anzi, ha emesso ben due volte il verdetto più amaro, quello della retrocessione.

I rossoblù proveranno a spezzare il sortilegio approfittando del clima poco più che amichevole derivante dalla classifica. I viola, a dire il vero, necessitano di un punto per la salvezza aritmetica, ma quella virtuale è già in tasca e rappresenta il capolinea delle sofferenze provate in una stagione da incubi, la peggiore da tempo immemore. I toscani non giocheranno col coltello tra i denti, ma hanno il sacrosanto dovere di smaltire la rabbia di una tifoseria ancora indispettita dalla batosta in casa della Roma, con quattro pappine ed una figuraccia a livello tecnico.

Il Genoa, ringalluzzito dal pari di Bergamo, punta a non deragliare e a confermare i recenti progressi in fatto di autorità e padronanza del match. Le premesse per una gara perlomeno alla pari degli avversari ci sono tutte. De Rossi chiede una prova di sostanza ma anche di qualità, anche considerando che l'undici dell'amico Vanoli non soffoca gli antagonisti e cerca la via del gioco manovrato piuttosto che quella dell'agonismo spinto.

Il popolare DDR qualche novità è pronto a proporla. Zatterstrom, ad esempio, potrebbe ottenere per la prima volta una chance dal primo minuto. Sinora è rimasto imprigionato dall'ineguagliabile concretezza dei difensori titolari, ma merita 90 minuti di palcoscenico. Potrebbe lasciargli spazio capitan Vasquez, che deve anche pensare ai mondiali. In mezzo al campo cerca di farsi largo Masini, rincalzo di lusso, ma non è così scontato che rimanga fuori uno tra Frendrup (indispensabile per non subire imbarcate a centrocampo) e Amorim (perennemente sotto esame, nella speranza che sappia compiere il salto di qualità).

Il modulo teorico non si discosta dal 3-4-2-1, ma potrebbe essere letto come un 4-3-2-1 con Marcandalli largo a destra, Sabelli a sinistra ed Ellertson più accentrato in mediana. In avanti, con Messias che ha anticipatamente finito il campionato e Baldanzi tenuto ancora a riposo per ragioni prudenziali, non si sguazza nell'abbondanza, tanto più che Malinovskyi, meritevolissimo per carità di un posto al sole difficilmente rinnoverà col Genoa e, dunque, è destinato ad ingressi in campo ritardati.

L'uomo di Ostia ha a disposizione tutti e quattro gli attaccanti, ma lo stuzzica sempre l'utilizzo di Ekhator e Vitinha alle spalle di Colombo, che nell'andata, dopo aver fallito un rigore, si sbloccò con tocco improvviso da... seduto e ora sta cercando di migliorare il proprio record stagionale di segnature. Resterebbe ancora ai margini Ekuban, il quale -  immesso al momento giusto, vale a dire nella ripresa, col compito i incursore – potrebbe trovare la giocata vincente,

La Viola, piuttosto appassita, ha degli obblighi morali nei confronti della sua gente e Vanoli non può avventurarsi in esperimenti. I due attaccanti principi Kean e Piccoli frequentano l'infermeria e l'alternativa Braschi non ha ancora vent'anni e va centellinato. Così l'uomo più avanzato potrebbe essere una vecchia conoscenza del mondo Genoa, Gudmundsson, che in Toscana sta regalando più delusioni che gioie ma ha il pregio di sapersi adattare. Il modulo tattico è il 4-1-4-1, che va interpretato come un 4-3-3 con un centrocampo arricchito dal magistero di Fagioli e dal raziocinio di un altro ex genoano, quel Mandragora che Preziosi cedette alla Juventus quando era appena sbocciato. La difesa gigliata, con la coppia Pongracic-Ranieri in mezzo e due laterali del calibro di Dodò e Gosens, sulla carta è tanta roba, ma il cammino stagionale non è stato così lusinghiero e neppure il glorioso portiere De Gea sta rispondendo alle attese.

Prepariamoci ad una gara aperta ad ogni verdetto, partendo però da una premessa: mai come stavolta il Genoa può centrare il colpaccio e togliersi un peso di dosso.

                        PIERLUIGI GAMBINO