Genoa, gara di sofferenza, servono attenzione e cinismo
Se non altro, il Genoa è coerente e puntuale nel rafforzare tabù antichi e apparentemente inscalfibili. Nella Roma giallorossa, a San Siro con l'Inter e anche a Firenze la vittoria è sconosciuta da decenni, ma che dire del bilancio disarmante nella Torino bianconera? Dopo il successo nel 1937, non resta che l'exploit nel gennaio '91 con la zampata di Tomasone Skuhravy contro una Madama talmente inerme da restare esclusa dalle Coppe internazionali. Nei rimanenti scontri diretti non sono mancati alcuni pareggini, ad interrompere una sequela di rese.
Con la colomba ancora da digerire, i baldi pedatori di De Rossi proveranno a sconvolgere la storia partendo da un obiettivo: segnare una rete alla Vecchia Signora, impresa mancata nelle quattro sfide precedenti. Il pessimista ad oltranza sussurra a labbra serrate: speriamo di scongiurare la goleada e soprattutto di tornare a Genova senza infortuni né squalifiche sul groppone. L'ottimista si aggrappa alla legge dei grandi numeri e alla serenità di chi, preparato al peggio, nota che c'è parecchio da guadagnare e poco da perdere.
Una premessa è confortante: la banda di Spalletti raramente dilaga e quasi sempre fatica pazzescamente ad infilare una palla nel sacco nonostante una produzione industriale di chances favorevoli, Non solo, durante i suoi assalti all'arma bianca, concede agli avversari due o tre opportunità da sfruttare negli spazi: insomma, è tutt'altro invulnerabile. Tocca a Vasquez e C. incidere nei difettucci dei bianconeri per sovvertire il pronostico e mantenersi a pieno titolo in orbita salvezza.
Certo, i piemontesi – obbligati ad imporsi per non perdere definitivamente il tram della Champions - comanderanno le operazioni dal principio alla fine. Pur mancando di un autentico uomo d'ordine, gestiscono il match con valenti palleggiatori e soprattutto con una batteria di virtuosi in avanscoperta. Il 4-2-3-1 è fisso, ma gli interpreti possono cambiare, e non è la stessa Juve se presenta – dopo mesi e mesi di infermeria e panchina – il possente Vlahovic (le probabilità di un suo rilancio dal primo minuto sono in netta crescita) o il guizzante Yildiz, che peraltro potrebbe essere impiegato a sinistra. I vari Conceicao, McKennie e Boga sono abili nello stretto e nei dribbling, pur mancando spesso nelle finalizzazioni, e alle loro spalle Locatelli e Thuram conoscono l'arte dell'inserimento.
Per contrastare efficacemente questa macchina da gioco (più che da gol, vale ripeterlo) occorre un Genoa al top dell'attenzione, della rabbia agonistica e della rapidità. I tre davanti a Bijlow offrono garanzie assolute, ma per una gara di estremo sacrificio potrebbero servire interpreti diversi da quelli abituali. Sulle fasce – dove la Juve è formidabile – occorre un presidio continuo, con Ellertsson dirottato sul versante del rivale più pericoloso. Mancando Norton-Cuffy – assenza pesantissima sotto ogni aspetto – potrebbe spuntarla il soldatino Sabelli, più abituato a mordere le caviglie rispetto a Martin, specialista nelle distrazioni difensive.
Anche nella mediana occorre qualche riflessione più profonda. Contro formazioni alla portata, sarebbe automatico varare il trio Frendrup-Malinovskyi-Messias, con quest'ultimo lievemente più avanzato, ma qui bisogna correre e tamponare senza tregua e allora la candidatura di Baldanzi non è così campata in aria. Di sicuro sarà programmata una staffetta tra l'ex rossonero e l'ex giallorosso, tanto per poter schierare sempre un giocatore tonico, capace anche di offendere.
Pure in avanti occorre meditare. Ekhator sarà stato funzionale nel primo tempo contro la Roma, ma non appare ancor maturo per certi contesti. Concessa una maglia a Colombo, difficilmente sostituibile per caratteristiche, è vivo il ballottaggio tra Ekuban e Vitinha, con il primo tecnicamente meno provvisto ma più avvezzo a operare negli spazi e il secondo che da sempre risalta se immesso nei secondi tempi. Lievemente favorito il portoghese.
A livello tattico e di atteggiamento il Genoa non guazza nelle alternative. Per provare a sfangarla servono un discreto possesso palla (sempre che gli avversari lo permettano), una ferrea resistenza al limite della propria area e qualche sporadico guizzo in avanti, da sfruttare con quel cinismo che i rossoblù raramente negli ultimi campionati hanno sfoderato in casa degli squadroni. Altre provinciali all'Allianz Stadium hanno prodotto il classico golletto: Colombo e C. prendano spunto.
PIERLUIGI GAMBINO