Genoa, gli episodi in una partita arridono sempre ai più forti
Il congedo casalingo stagionale del Genoa non fa che confermare considerazioni vecchie di anni: nel calcio contano i singoli nel bene come nel male e gli episodi solitamente girano a favore della squadra maggiormente dotata a livello individuale.
Il Grifone, opposto ad un Milan attendista e con le gomme sgonfie, “fa” la partita per una mezzora abbondante e anche nella ripresa, più equilibrata, impone qua e là il proprio predominio territoriale, ma alla fine dei cento minuti – compresi i cinque di interruzione dovuti agli immancabili Balilla, che dagli spalti hanno lanciato in campo monetine e fumogeni – è il Diavolo ad esultare. Dopo il triplice fischio, ci sono applausi per tutti, e non solo per Malinovskyi, ai saluti, e il nuovo idolo De Rossi: la soddisfazione per la salvezza anticipata ha cancellato qualsiasi traccia di rimpianto per una sconfitta assolutamente indolore, maturata in modo strano.
Il popolare DDR sceglie Otoa per sostituire l'infortunato Ostigard decentrando a sinistra Vasquez, con Malinovsky e Frendrup in mediana, Colombo centravanti e la coppia Vitinha-Baldanzi (toh chi rivede) in rifinitura partendo dall'esterno. Mister Allegri risponde col consueto 3-5-2 ma deve fare a meno di parecchi titolari tra cui Modric (in panca, ma praticamente inutilizzabile) e Leao. Chi immaginava un Diavolo... indiavolato causa l'impellente necessità di vincere, ha sbagliato proprio tutto. Gli ospiti, un po' per precise caratteristiche e un po' perché atleticamente a terra, si limitano all'attendismo lasciando ai rossoblù il pallino del gioco. Per mezz'ora il dominio del Grifo è assoluto, con un Baldanzi vivacissimo ed in centrocampo che gira palla con sagacia. Peccato che la manovra non sfoci quasi mai in azioni pericolose, se escludiamo un'opportunità che Vitinha sciupa concoludendo oltre la sbarra. Solo dopo 35 minuti abbondanti i meneghini iniziano a dare segni di vita, ma le loro sono iniziative sporadiche e velleitarie, fatto salvo un cross rasoterra di Rabiot disinnescato da un sanvataggio alla disperata di Marcandalli.
Nell'intervallo c'è chi ha previsto una crescita d'intensità da parte del Milan, ma nessuno pensava che il vantaggio rossonero potesse scaturire da un regalo pazzesco. Corre il 48' quando Amorim, che in precedenza aveva alternato discrete giocate a qualche titubanza, lancia con un passaggo indietro assurdo Nkunku verso Bjilow, costretto a sgambettarlo in piena area: rigore nettissimo, trasformato con freddezza dal franco-congolese.
E' un colpo basso per il Genoa, come se non bastasse il peraltro preventivato calo atletico di Baldanzi. La gara, dopo le intemperanze di qualche tifoso genoano, si inasprisce e il Milan comincia a commettere falli su falli e a raccogliere ammonizioni come se piovesse. Dopo una punizione di Malinovskyi alta di un palmo, ecco l'ingresso di Ekhator per Baldanzi, all'insegna dell'”o la va o la spacca. Al 78' in effetti il Grifo va vicinissimo ad un pari oltremodo legittimo, ma Vitinha, che ha rubato il tempo ad Akethame, non inqnadra la porta in acrobazia: che opportunità!
Non sbaglierà invece il Milan tre minuti più tardi: ci sta di concedere a Pulisic (appena entrato) un tocco di sponda, ma non che Akethame sia solo in posizione centrale al limite dell'area e possa calciare un rasoterra non irresistibile che Bijlow, mossosi in ritardo, non riesce a rintuzzare.
Lo sbaglio da matita rossa lo commette anche il Milan con l'ineffabile Jashari, che si fa intercettare un passaggio verso Maignan dal rapace Ekhator, il quale però conclude docilmente sul corpaccione del numero uno francese sciupando una palla-gol sesquipedale.
La rete rossoblù arriverà ugualmente all'86', con la firma di capitan Vasquez, abile a risolvere da par suo un mischione nell'area piccola degli ospiti. Complimenti al messicano, ma quando mai si registrerà l'acuto di uno dei quattro attaccanti in rosa? Ekuban era appena subentrato ad un Colombo impalpabile, ma neppure lui si coprirà di gloria.
La gara dura sino al minuto 100, ma il lunghissimo recupero vedrà un Genoa sfiduciato e in riserva di forze e un Milan bravo a far girare il pallone senza subire danni e, anzi, ad accrezzare due volte il ris, negatogli da un attento Bijlow. L'uno a tre sarebbe stato, francamente, un castigo clamoroso per i rossoblù, che però aggiungonol'ennesimo anello all'infinita catena di “meritavamo di più”.
PIERLUIGI GAMBINO