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Genoa, ko assurdo figlio delle regole e di qualche smagliature

di Redazione Genoa News 1893

Dall'esultanza allo scoramento passa una manciata di giorni. Il Genoa ha subito pagato il presunto favore ottenuto contro il Bologna e di fronte ad una modestissima Lazio, in crisi nera e senza vittoria casalinghe da due mesi, si è visto beffare da arbitro e Var in pienissimo recupero, quando il 2-2 pareva verdetto persino stretto per gli ospiti.

Per fortuna la Capitale ha soltanto due squadre, visto che i rossoblù all'Olimpico in 180 minuti non ha beccato neppure un punto e stavolta, contrariamente al match contro i giallorossi, la sconfitta proprio non ci stava.

Le nuove regole, che puniscono qualsiasi sorta di tocco di mano, stanno stravolgendo il calcio. E' inconcepibile una partita caratterizzata da due reti su azione e tre dal dischetto, provocate da altrettanti falli di mano. Così il Grifone interrompe la serie positiva, che si protraeva da cinque turni e prova il sapore tossico di un'atroce presa in giro.

Il Genoa tiene maggiormente palla e domina per lucidità il primo tempo, se escludiamo gli ultimi minuti di marca laziale, sfociati in un colpo di testa di Marusic di un soffio alto. In precedenza, però, la verticalizzazione di Vitinha verso Colombo, fattosi rimontare da un difensore, e lo stupendo assist di Malinovsky verso il portoghese, con paratona in uscita disperata di Provedel, erano state ben più pericolose.

Raramente il Grifo un edizione esterna aveva disposto dell'avversario con tale naturalezza, senza correre alcun rischio di capitolazione. Vero, la trama è rimasta spesso nella metà campo genoana per il timore di sbilanciarsi eccessivamente, ma in casa di una squadra così titolata, seppur in difficoltà, era l'atteggiamento giusto. Da apprezzare la mossa di De Rossi, che ha allargato sulla fascia Marcandalli, rivelatosi maturo ed efficace anche in fase di spinta.

Nella ripresa, il canovaccio non è cambiato: anzi, ancora il Grifo ha cercato di proporsi in avanti, ma la Lazio è cresciuta e si è trovata a sorpresa l'opportunità di un vantaggio assolutamente ingiusto. In un'azione concitata, auspice un rimpallo, la sfera è finita sul braccio di Martin. Il Var ha pescato col microscopio una scorrettezza che solo lo scombiccherato regolamento in vigore avrebbe potuto fruttare un calcio dal dischetto.

Ecco il Genoa buttarsi all'arrembaggio, conscio che la Lazio non appare robustissima, ma commette l'errore di scoprirsi le spalle. Evitabilissimo, comunque, il raddoppio dei capitolini, propiziato da un clamoroso “liscio” di Martin, che ha permesso a Isaksen di involarsi verso la porta e di servire un comodo passaggio vincente a Taylor. Andando a rivedere l'intero campionato del Grifo, ci accorgeremmo che per contare le reti al passivo procurate, più o meno direttamente, dall'esterno spagnolo servono almeno le dita di tre mani.

Gara archiviata? Neppure per sogno. Il Genoa è ormai uno specialista in rimonte e glien'è riuscita un'altra. Anche qui il 2-1 è scaturito da una segnalazione del Var dopo che l'arbitro non si era accorto della netta manata di Gila e aveva persino ammonito Malinovskyi per proteste. Con l'ucraino in campo, il rigore è sempre una sentenza.

Partita riaperta, con Messias al posto del colpevole Martin: e le sue sgroppate sulla fascia hanno creato più di un momento di panico nei difensori biancocelesti, Il pari, per nulla clamoroso, è stato frutto di una prodezza balistica, dalla bandierina, di Malinovsky: solo lui e pochi altri virtuosi possono disegnare traiettorie così perfide. Provedel a fatica ha smanacciato, ma sul secondo palo era appostato Vitinha per il tap-in decisivo. Correva il 75' e De Rossi ha iniziato ad avvertire il profumo di un secondo clamoroso ribaltamento nel punteggio e ha inserito Ekuban e Cornet al posto dei due attaccanti titolari, stanchi e ormai fuori partita. Per qualche minuto è stato il Genoa a crederci riversando in area parecchi palloni, pur non pericolosissimi. Poi, verso il recupero, la spinta rossoblù è scemata e la Lazio ha iniziato ad attaccare, seppur disordinatamente, contro una squadra troppo ricca di attaccanti. Il tocco di mano di Ostigard è più netto di quello di Martin, ma anche in questo caso è servito parecchio coraggio per indicare il dischetto.

Una sconfitta evitabile, da addebitarsi alla jella, ai cosiddetti episodi, ma anche a qualche erroruccio difensivo e, forse, ai limiti di una prima linea che nel primo tempo avrebbe potuto incidere di più. E' comunque un Genoa ritemprato e in salute dalla cura De Rossi, anche se lo stop all'Olimpico potrebbe cancellare qualche certezza e consentire a qualche inseguitrice di rialzare la testa.

              PIERLUIGI GAMBINO