Genoa, l'incognita per la gara di Pisa è solo a centrocampo
Si gioca sul filo dell'aritmetica per agganciare in qualche modo la classifica alla sfida tra Pisa e Genoa. Facendo di conto, scopriamo che il Grifone non ha ancora toccato la spiaggia della salvezza e i toscani possono sperare in una clamorosa rimonta nelle restanti sei partite. Vero che il calcio è sport imprevedibile, ma i destini delle due squadre appaiono delineati da tempo e solo una serie senza precedenti di verdetti concomitanti potrebbe riaprire questioni ormai chiuse. Daniele De Rossi ovviamente ha avvisato i suoi prospettando le ipotesi più nere al fine di non spegnere l'interruttore della concentrazione, ma al di là della permanenza nell'Olimpo ormai acquisita, c'è un fine stagione da onorare e una posizione in graduatoria da difendere, se non da migliorare.
La sfida all'Arena Garibaldi in situazioni normali potrebbe definirsi agevolissima, ma a dare uno scossone ha provveduto l'ineffabile Rapuano, arbitro della gara con il Sassuolo, che con provvedimenti a dir poco discutibili ha fatto fuori tre genoani, due col cartellino giallo e uno col rosso. Il guaio è che Ellertsson, Frendrup e Malinovskyi appartengono allo stesso settore, il centrocampo, proprio quello che anche a ranghi completi appare il più sguarnito. Così l'uomo di Ostia, che vanta alternative di livello in difesa e in attacco, ha gli uomini contatissimi nel settore nevralgico, già svantaggiato dall'infortunio a Norton-Cuffy, ancora in infermeria.
Come ovviare a tutte queste defezioni? Con Sabelli e Martin sulla fascia, Masini a fare legna davanti ai difensori e poi? Inserire Messias al posto dell'ucraino significherebbe sbilanciare eccessivamente l'assetto: l'eventualità è da prendere in considerazione, ma le controindicazioni non mancano. Poi occorre verificare le condizioni di Onana, reduce da lunghissima sosta e lontano da una condizione accettabile: rientra tra i convocati e potrebbe spuntarla, ma con un utilizzo part-time.
Rimane, nel novero delle candidature, il giocatore che il mondo Genoa ambirebbe maggiormente a vedere all'opera: ovviamente l'oggetto misterioso Amorim. De Rossi sta seriamente pensando a concedergli una chance dal primo minuto e certamente lo utilizzerà. Dopo tutto, un presupposto più invitante per questo tipo di esperimento non si potrebbe scovare.
Con o senza il brasiliano, parliamo di un Genoa inedito, che però parte con un trio difensivo di tutto rispetto e con attaccanti collaudati. Pur con qualche disfunzione nella manovra, il valore della squadra rossoblù resta superiore a quello di una squadra che sinora ha vinto due sole partite , da unire ad una manciata di pareggi che non potevano bastare a risollevarla dai bassifondi .
Anche la psicologia ha la sua importanza. Il Pisa ha smesso di credere nella salvezza e punta soltanto a chiudere l'avventura stagionale con onore. I rossoblù, dopo il successo sui neroverdi, si presentano invece con una serenità invidiabile. Ultimo fattore, quello ambientale: le tifoserie sono gemellate da tempo (nel segno del compianto Luca Signorini), non c'è alcuna tensione, e questa pax sociale potrebbe ulteriormente favorire il Grifone.
La squadra nerazzurra non dovrebbe ancora subire rivoluzionamenti. Il suo allenatore, Hiljemark, che da calciatore ha militato in rossoblù, dovrebbe affidarsi all'abituale intelaiatura, con un altro ex genoano, Semper, tra i pali, il consueto trio difensivo composto da Calabresi, Caracciolo e Canestrelli (forse più bravi in area avversaria che nella propria), un centrocampo a cinque con due esterni di valore come Angori e Leris e una mezzala di tutto rispetto come Tramoni e infine una prima linea basata su Moreo (prolifico in B, meno nella massima serie) e Durosinmi, giunto a gennaio e subito a bersaglio per poi finire in crisi. Due le peculiarità dei nerazzurri: una fisicità tra le più spiccate un po' in tutti i reparti e l'abitudine di calare nella fase conclusiva dei match. Tocca a DDR sfruttare la situazione.
PIERLUIGI GAMBINO