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Genoa, la gara di domani: questo Sassuolo non lascia tranquilli

di Redazione Genoa News 1893

Può il Genoa basare le proprie chance di salvezza esclusivamente sulle sconfitte delle rivali dirette? E' una domanda retorica, che però ci si deve porre dopo i verdetti del turno precedente, tutti favorevolissimi a parte la prevista – e peraltro faticata – affermazione della Fiorentina. Di sicuro, salvo improvvisi cambi di ritmo, ai rossoblù bastano due-tre punti per tagliare l'agognato nastro, ma occorre incamerarli al più presto, prima di avviare un ciclo di impegni davvero terribili.

Arriva il Sassuolo e l'aria che si respira non è balsamica. Siccome i neroverdi sono già fuori da qualsiasi gioco – sia quello europeo sia quello della sopravvivenza – si punta sulle scarse motivazioni per sentirsi già in saccoccia i tre punti: come se gli stimoli di classifica fossero il solo fattore incidente nel rendimento di un team.

Non è così e, anzi, gli uomini di Fabio Grosso meritano non solo rispetto ma anche la massima attenzione. L'unico loro difetto risiede in una certa incostanza, che li ha già spinti ad insidiare fortemente le prime della classe e anche a perdere punti di fronte alle pericolanti: una linea di condotta a sinusoide, senza un filo logico. Ma ci si può fidare di un antagonista che vanta potenzialità di tutto rispetto e individualità che levati?

Il Sassuolo pascola nella colonna a sinistra senza commettere abuso di posizione. Gioca un calcio gradevole, impostato su un funzionale 4-3-3 prediligendo la manovra rasoterra, capace di esaltare la tecnica a scapito della fisicità. Insomma, si tratta di un “gioiellino” che la famiglia Squinzi lucida ogni tanto con qualche acquisto mirato, ma senza mai smarrire le idee di fondo.

Forse i neroverdi non sono invulnerabili in difesa nonostante l'innesto di quell'Idzes che il Genoa ha vanamente inseguito in estate, ritirandosi per carenza di denaro. Per il resto, parliamo di un undici in grado di competere pr l'Europa. Basti pensare a Matic, pregevole regista, che sta rallentando l'ascesa di quel Lipani, capitano della Under 21 azzurra, ceduto da Blasquez per fare soldi: fosse rimasto in rossoblù, giocherebbe ogni partita.

Formidabile, poi, il trio offensivo, con il guizzante Laurenté sulla sinistra e sulla sponda opposta quel Berardi che ha sempre respinto la corte degli squadroni preferendo restare come monarca in provincia: con quel sinistro fatato, può infliggere dispiaceri a qualsiasi rivale.

Infine, al centro, Pinamonti, che Sucu ha deciso di non riscattare a cifre (di cartellino e di ingaggio) forse esagerate, ma che il popolo rossoblù rimpiange, constatata la resa insufficiente di Colombo, non più che volenteroso interprete del ruolo.

De Rossi cercherà di squadernare le doti, vecchie di decenni, che caratterizzano il Grifone casalingo: furore agonistico, coraggio, la gran voglia di assecondare la spinta di un pubblico che il Sassuolo neppure sogna. Servirà anche, tuttavia, una bella dose di qualità nelle giocate e quel cinismo in zona gol che spesso fa difetto. Tutto ciò accompagnato da una rigida attenzione agli equilibri tattici. Sì perché vincere bisognerebbe, ma guai ad uscire con le tasche vuote.

Il popolare DDR è ancorato alla difesa a tre ma dovrebbe iniziare a porsi qualche dubbio: di fronte agli attacchi ai tridente (vedi domenica scorsa contro la Juve) non sarebbe preferibile la quattro con Marcandalli o Vasquez spostato sulla fascia e un Masini in più a centrocampo, sulla linea di Frendrup e Malinovskyi e un rifinitore alle spalle di Vitinha e Colombo? Improbabile che l'uomo di Ostia accetti questa tesi, ma senz'altro porrà in atto qualche cambiamento negli interpreti. Considerata l'assenza di Norton-Cuffy, ancora in infermeria, ecco che Martin, inesorabilmente bocciato, si accomoderà in panca a favore di Sabelli, più votato alla copertura e adatto a limitare le incursioni di esterni offensivi assai temibili.

In avanti dovrebbe suonare la diana per Baldanzi, ormai pronto a prendersi sulle spalle la fase offensiva, come dimostrato nel secondo tempo di Torino. Il Genoa ha bisogno della sua fantasia, abbinata peraltro ad un dinamismo e ad una propensione al filtro che Messias può garantire per uno spazio temporale troppo breve. Senza contare che tra i due può comunque maturare una staffetta.

Infine, la prima linea. Vitinha è uso incidere maggiormente come subentrante, ma Ekuban è in fase di preoccupante regresso ed Ekhator appare oltremodo immaturo. Il portoghese e Colombo, potenziali titolari, si intendono abbastanza, ma debbono moltiplicare il tasso di pericolosità in zona gol. Per l'ex milanista c'è lo stimolo in più di dimostrarsi perlomeno all'altezza del predecessore Pinamonti: tocca a lui rispondere con una presenza accettabile in zona tiro.

                  PIERLUIGI GAMBINO