Genoa, partita da pareggio, ma se arrivasse un colpaccio
Partita da tripla o da pareggio secco? Parma-Genoa sfugge ad una previsione, date le caratteristiche delle due contendenti. E' in palio una fettina di salvezza o, perlomeno, un briciolo di tranquillità, senza trascurare che la questione salvezza rischia di trascinarsi per chissà quanti altri mesi.
In teoria, a gialloblù e rossoblù il classico punticino potrebbe già andare a fagiolo. I giocatori di casa hanno riempito il carniere lontano dall'Emilia: prima espugnando il campo del disastrato Lecce, poi andando a fermare – impresa notevole –la corsa dell'ambizioso, ma anche incompleto e appannato Napoli. Non due risultati clamorosi, se andiamo a scorrere il ruolino dei crociati, ben più a proprio agio in trasferta che tra le mura amiche. Già, perché sono appena due le vittorie interne in tutto il girone di andata, con una serie di sconfitte ad accompagnarle.
Mister Carlo Cuesta, spagnolo, il più giovane entrenador della serie A con i suoi 30 anni, non ha nè la vocazione al bel gioco del connazionale Fabregas né il coraggio di tecnici all'avanguardia come Italiano. Il suo 5-3-2, modulo base, è un inno alla prudenza, come attestato dal numero di reti sinora incassate: appena 22. Nessun altro team dal decimo posto in giù è stato così impermeabile.
Squadra organizzata, quella parmigiana, con alcune individualità di rilievo come l'esterno sinistro Valeri (tra i migliori del campionato), il centrocampista Keita (corteggiato da parecchi club prestigiosi) e il centravanti Pellegrino, argentino, che fa reparto da solo: bravo a fare a sportellate, in area sa farsi rispettare e ogni tanto la butta dentro.
Occorre, da parte dei genoani, la massima attenzione a non passare in svantaggio, perché risalire sarebbe una impresaccia. Nel contempo, la fase offensiva dei gialloblù, basata sulla fantasia di Bernabé, altro iberico, può creare relativi grattacapi.
Il Grifone, nel programma di mister De Rossi, non dovrà essere rinunciatario ma neppure incosciente. Un'eccessiva intraprendenza sarebbe pericolosa contro una compagine che non aspetta altro. Dopo tutto, lo 0-0 di partenza sarebbe un epilogo graditissimo: manterrebbe immutate le distanze dai rivali di giornata e basterebbe per mantenersi in orbita salvezza.
Non è per il Grifo la classifica partita da vincere, ma un exploit non è così campato in aria: ci si può provare, sfruttando presupposti non terrificanti, ma solo a patto di non snaturarsi e di scongiurare quelle ripartenze registrate nei match più recenti.
L'uomo di Ostia non è un conservatore per vocazione ma per obbligo, potendo disporre di un numero sparuto di calciatori presentabili. Il progetto è confermare l'undici iniziale della gara col Cagliari: dentro ancora Ellertsson nella zona mediana e Thorsby in panca, ma il ballottaggio è reale. Sulla fascia destra ancora fiducia al titolare Norton-Cuffy, che però è attenzionato dal trainer, per nulla disposto ad accettare altre prestazioni come l'ultima, davvero pessima, costatagli una doccia anticipata.
Il canovaccio è immutabile: difendersi con ordine, provare a tenere maggiormente palla, affondare sulle fasce se la munita retroguardia rivale dovesse concedere spazi. Non c'è altra ricetta. In corso d'opera non mancheranno i cambi: Malinovsky uscirà, more solito, dopo un'ora e il risultato parziale suggerirà se puntare su Masini o su Messias, più vocato ad offendere. Stavolta è pronto anche Onana, tornato ritemprato dalla Coppa d'Africa: la sua fisicità in un finale concitato potrebbe servire.
Colombo, ma così in forma e galvanizzato come adesso, chiede solo rifornimenti e Vitinha non vede l'ora di correre nelle praterie, ammesso che si aprano davanti a lui. E qui si torna sul concetto di apertura: non illudiamoci di ammirare un Parma arrembante e scoperto in retrovia.
PIERLUIGI GAMBINO