Genoa più forte anche del Palazzo, un capolavoro che fa ben sperare
Dopo 328 interminabili giorni, ecco l''apoteosi. Il mondo Genoa si abbraccia ed esulta dopo il fischio finale dell'ineffabile Mariani, cui si deve in grandissima parte l'atroce sofferenza di tutto uno stadio. Una partita capolavoro di una squadra ammirevole, perfetta dal primo al 93', trascinata moralmente e tatticamente da un allenatore con i controfiocchi. Un Grifone fantastico, da “nove” in pagella (proprio perché il “dieci” non si assegna mai), più forte anche del Palazzo e di chi ha inviato a Marassi l'arbitro più gradito al Toro, che si aspettava una restituzione dopo il fattaccio di domenica scorsa.
Lo scandaloso secondo cartellino giallo mostrato ad Ostigard (l'ex Izzo non è stato neppure toccato e al massimo si poteva punire con un fallo semplice l'intervento scomposto del norvegese) dopo appena 24 minuti di gara è stato la logica conseguenza della campagna mediatica condotta nei giorni scorsi dai due quotidiani – quello politico e quello sportivo – più importanti d'Italia, a tutela di una squadra danneggiata spesso dai direttori di gara.
Ci ha rimesso il Genoa, che però si è fatto beffa di una pesantissima inferiorità numerica difendendo non solo con unghie e denti ma con un cervello sempre lucido e gambe in continuo movimento quel tesoro preziosissimo, il gol firmato da Manolo Portanova con un tocco rapinoso sul secondo palo appena prima del quarto d'ora.
Incredibile l'intensità con la quale i rossoblù hanno aggredito in ogni zona del campo i frastornati granata, che se escludiamo qualche spunto rimarchevole di Singo sulla destra, non hanno mai prodotto nulla di concreto: anche per loro colpe ma soprattutto per i meriti di un avversario che non si era mai espresso a questi livelli.
Blessin, il sommo artefice della rinascita genoana, non ha sbagliato una mossa, a partire dalla formazione iniziale, che rispetto a Bergamo presentava solo due novità: Destro per Yeboah come prima punta e il capitano Sturaro in mediana per Galdames. La conferma di Frendrup sulla linea difensiva di destra è stata un'altra mossa fantastica: da un suo pallone recuperato e dal successivo cross è scaturita la rete decisiva.
E che dire dei cambi in corsa? Logico quello di Bani per Amiri, il meno tonico, per sopperire all'espulsione di un centrale difensivo, ma anche l'uscita nell'intervallo di Destro, che non è adattissimo a sacrificarsi in marcatura, con l'ingresso di Hefti, l'avanzamento di Frendrup e il dirottamento a unica punta di Portanova, è stato un colpo da maestro. Infine, l'uscita a metà ripresa di Melegoni per Yeboah, un siluro negli spazi concessi dai granata: altra carta giocata con puntualità e raziocinio.
Tutti i tossoblù, nessuno escluso, meritano una pioggia di elogi, ma un giocatore si è stagliato ulteriormente sulla compagnia: proprio il giustiziere Portanova, autore di una garba commovente per abnegazione. Neppure i crampi l'avrebbero steso, e la sua smorfia di rabbia quando il mister lo ha sostituito precauzionalmente sono l'immagine più fedele dell'animus che ha caratterizzato il Genoa: nessuno ha risparmiato una sola goccia di sudore per sconfiggere un'astinenza infinita ed anche un arbitraggio vessatorio.
Gli scettici rimarcheranno la prova sconclusionata e vacua di un Toro senza nerbo e idee, ma qualsiasi formazione avrebbe fatto fatica ad arginare la veemenza di questo Genoa, trascinato al successo dalla Nord (e... dintorni), tornata ad incidere come ai tempi d'oro. La fase difensiva, vale ripeterlo, si è confermata da Europa League, e nel contesto non comprendiamo solo le guardie scelte, ma anche centrocampisti ed attaccanti, che hanno seguito fedelmente lo spartito scritto dal loro formidabile nocchiero affrontando alla grande la situazione emergenziale determinata da Mariani.
In attesa di conoscere l'esito di Cagliari-Milan e Venezia-Samp, la banda di Blessin forse per la prima volta ha non solo il dovere morale ma anche il diritto di credere al miracolo. Una rondine non basta a fare primavera, ma è l'inizio di una nuova stagione, che si potrebbe realmente annunciare pronuba di gioie.
PIERLUIGI GAMBINO