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Genoa, prestazione pessima dei giocatori e del tecnico

di Redazione Genoa News 1893

Benedette le sconfitte di Cremonese, Cagliari e Lecce, che hanno reso praticamente indolore il preraltro previsto ko del Genoa chez Madama, ma quel tempo e mezzo così vuoto di contenuti non è ugualmente giustificabile. Per oltre un'ora si è visto un Grifone imbarazzante, ai livelli di quello umiliato dalla Roma all'Olimpico e forse peggiore ancora. Una squadra che a livello mentale non è uscita dagli spogliatoi e ha lasciato che la Juventus facesse il bello e il cattivo tempo. Perdere si può contro certi squadroni, ma lottando aspramente e restando in partita e non consegnandosi lungamente agli avversari.

Ci ha messo del suo anche De Rossi, che più le gare sono, sulla carta, ardue, più cresce la sua voglia di miracol mostrare spedendo in campo un undici sbilanciato in avanti e poverissimo in copertura. Un suicidio annunciato, quello di mister Daniele, che inizialmente si affida a tutti i suoi virtuoi chilometrati e atleticamente debolucci lssciando in panca il soldatino Masini, che almeno corre. Non solo, per opporsi agli esterni d'attacco più forti del campionato, lascia in panca Sabelli per rilanciare (al posto dell'infortunato Norton-Cuffy) Martin, da sempre un argine friabilissimo.

Neppure il tempo di aprire il taccuino che la Vecchia Signora è avanti. Ma com'è possibile che una squadra du serie A conceda all'antagonista nella propria area tre colpi di testa consecutivi, l'ultimo dei quali – di Bremer – a bersaglio? Un disastro, alla faccia di tutto noi che abbiamo magnificato a lungo l'impermeabilità del Vecchio Balordo.

Come sopperire ad una partenza ad handicap al cospetto di una Juve assatanata? Altro che reazione: i bianconeri dispongono del match con irrisoria disinvoltura, tenendo palla e quando possibile cercando il raddoppio, che non tarda ad arrivare. Altro quesito: come è possibile concedere a McKennie e a Conceicao un dialogo così semplice e all'americano una conclusione elementare, senza la minima opposizione?

Sino all'intervallo si vedrà un Genoa indisponente, in balìa degli eventi, incapace di fare il sollecito agli spallettiani, che francamente potrebbero dilagare se solo fossero più cattivi in zona gol Non un genoano si salva dal naufragio: è una Waterlooo assoluta, oltrché una figuraccia per un tecnico che ci terrebbe a guadagnare applausi al cospetto del maestro Spalletti.

Anche nella ripresa la Juve si divorerà palle-gol a josa tibrando pure un palo co David. E il Genoa? L'ingresso di Baldanzi in luogo di un impalpabile Messias rieveglia lievemente la squadra dalla catalessi, ma da qui a cambiare connotati ce ne passa. I piemontesi, ormai paghi, reallentamo, innestano la modalità risparmio e al 71' potrebbero pagare dazio quando Martin si guadagna occasionalmente un penalty, non concesso dall'imperiese Massa (da sempre fucina di dispiaceri per i rossoblù) bensì dal Var, abile a notare che lo sgambetto di Bremer era sulla linea fatale. Peccato che lo specialista Malinovskyi e il suo vice Messias fossero già sotto la doccia. Così tocca proprio al malcapitato Martin, che tanto per suggellare una prestazione pessima, dal dischetto riesce ad esaltare i riflessi del portiere Di Gregorio, bravo a distendersi sulla propria destra e a deviare. Sul 2-1 il match si sarebbe improvvisamente riperto, e chissenefrega se per un casualissimo episodio. Niente.  Da quel fatal momento si registrerà un solo ulteriore tentativo di Masini (finalmente in campo...): poco, pochissimo per legittimare un risultato utile in una sfida a lungo trasformata in un comodo allenamento per i calciatori di casa.

Questo Genoa – reduce, ricordiamolo, anche dalla batosta con l'Udinese – si sta smarrendo e si tiene a galla solo per l'avvilente pochezza delle concorrenti alla quartultima piazza. Ma attenzione: sono ancora troppi i punti a disposizione per potersi sentir già a cavallo.

                PIERLUIGI GAMBINO