Genoa, ritrovati spirito e concretezze ma serve un regista
Il convincente pareggio di San Siro non è stato un casualità. Serviva una riprova ed eccola servita al primo impegno casalingo del 2026. Esce con le ossa rotte il Cagliari, barcollante già prima di beccare tre pugni da ko, raggiunto in classifica e, per il computo degli scontri diretti, addirittura superato. Ma più che il confronto diretto e indiretto con i sardi conta che il vecchio Balordo abbia preso decisamente le distanze dal terz'ultimo posto.
Vittoria convincente, quella dei rossoblù di Liguria, che soffrono non poco nella seconda metà del primo tempo ma per resto si mostrano grandemente superiori alla squadra di Pisacane, orfana di qualche titolare (tra cui l'insostituibile Mina, perno difensivo) ma deludente oltre le attese, in specie dopo l'intervallo. I sardi impiegano un quarto d'ora abbondante per entrare in partita: tanto che il Grifo può controllare da par suo il match e anche passare presto in vantaggio. Preciso e puntuale il filtrante di Malinovskyi verso Colombo, ma la facilità con la quale il centravanti, non certo uno scattista e neppure un virtuoso del calcio, si beve il dirimpettaio Rodriguez lascia esterrefatti. L'ex milanista, bravo nella circostanza a infilare in diagonale, si mostrerà pimpante anche nel prosieguo di gara, offrendo nel globale la miglior prestazione da quando è giunto in Liguria, ma una certa collaborazione da parte dei gendarmi cagliaritani, tutti legnosi e lenti, non può essere trascurata.
Forse, una squadra più tecnica del Genoa avrebbe sfruttato il momento nero degli avversari per impadronirsi anche del punteggio, Frendrup in versione regista non sempre è preciso, Norton-Cuffy è irriconoscibile per apatia (ma già da qualche settimana sta girando a due cilindri, e forse i sussurri di mercato incidono nel suo rendimento) e lo stesso Vitinha non brilla per concretezza. Il Cagliari, amnesie difensive a parte, non è neppure feroce nel pressing e concede ai centrocampisti genoani una libertà mai provata in precedenza, In compenso le mezze ali e anche le punte ospiti dispongono di tecnica ben superiore e – passato il quarto di gara iniziale - iniziano a tenere palla e a procurare qualche preoccupazione ad un Genoa colpevole di abbassarsi eccessivamente.
Palestra timbra la traversa (ma un fallo in mischia avrebbe vanificato la prodezza) e nel finale di tempo l'attentissimo Leali deve svellere dal sette una punizione calibrata del fischiatissimo ex doriano Sebastiano Esposito. Tra i due episodi, fiondata secca di Malinovsky alzata in corner da Caprile: segno che, se fossero più convinti, i padroni di casa potrebbero dilagare con largo anticipo. Dopo l'intervallo ecco Masini al posto dell'improponibile Norton-Cuffy, con Ellertson spostato sull'out di destra. Si temeva una perentoria accelerata degli isolani alla ricerca del pari, ma così non è, tanto che la prima palla gol è ancora dei locali, ma dopo la testata dello scatenato Colombo respinta a fatica da Caprile, Ostigard da due passi inzucca senza precisione. Siccome appare troppo agevole condurre in porta la vittoria, il Genoa al 55' si complica a vita aprendo una spaventosa voragine nel proprio assetto difensivo: così il veloce Lumumbo parte come un razzo verso Leali e tutti ormai si pensa al peggio, ma il portierone di casa, ritemprato dai prodigi milanesi, gli chiude magistralmente lo specchio respingendo la conclusione a colpo sicuro.
Passato il brivido, l'undici di De Rossi ha il merito di non impaurirsi e dopo un'altra paratona di Leali su Idrissi, il Cagliari si sgonfia come un palloncino. Il mister di Ostia fa accomodare Malinovsky (come al solito bisognoso di una precoce uscita) e Colombo, sostituiti da Thorsby ed Ekhator, gli altri due soli cambi presentabili in panca. Il Vecchio Balordo torna padrone del campo e al 75' chiude il match con Frendrup, le cui rare segnature portano quasi sempre gioie finali: su cross respinto, la sua bordata, grazie anche alla deviazione di Prati, spiazza completamente Caprile ed è accolta dai trentamila con un boato di sollievo. Tre minuti dopo sarà festa grossa con il colpo di testa a bersaglio di Østigard, che ai piedi della Nord si porta la mano al cuore ed è ripagato con un applauso scrosciante. Il 3-0 conclusivo forse è troppo umiliante per gli ospiti, ma rappresenta anche un premio legittimo per un Genoa tornato a mostrare quelle virtù espresse frequentemente nelle due annate precedenti. E ora tocca alla società completare l'opera: guai se la beneficiata di questo scoppiettante posticipo frenasse le trattative di mercato. Benvenuto Bento (portiere ormai sull'uscio), ma serve come il pane almeno un “regista” che manlevi Frendrup da centri compiti tattici per lui innaturali. In Italia c'è poca scelta in materia, ma all'estero si può pescare a piene mani, a patto di avere le giuste entrature.
PIERLUIGI GAMBINO