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Genoa, sfida da poter vincere, badando a non perdere

di Redazione Genoa News 1893

E' uno spareggio per la tranquillità, uno spartiacque la gara di Cremona, stuzzicante e nel contempo insidiosa. Uno scontro diretto tra due squadre appaiate in graduatoria e decise a tenersi a debita distanza dal baratro.

Due mesetti fa il divario in classifica era abissale, con la matricola grigiorossa che si era guadagnata l'etichetta di squadra rivelazione e il Grifone che arrancava. Poi la musica è radicalmente cambiata: la cura De Rossi ha rianimato un ambiente al colmo della depressione, mentre Davide Nicola, trainer lombardo (una vita al Grifone, come grintoso mediano e poi come allenatore), ha visto i suoi calare progressivamente sino a perdere parecchie posizioni e a precipitare nel gruppone delle pericolanti. Bastano due numeri per illustrare un crollo verticale che qualche addetto i lavori aveva comunque vaticinato: l'ultimo successo risale al 3 dicembre, un'era geologica fa, e negli ultimi dieci turni la mietitura è stata di appena tre punti, con quelle sette sconfitte a far scattare l'allarme. La Cremonese è reduce dal ko in casa dell'Atalanta, onorevole nel punteggio (1-2) ma nettissimo a livello di gioco. La rete della staffa è giunta in pieno recupero, dopo che la Dea aveva sciupato un numero industriale di palle-gol e mister Palladino aveva fatto ricorso ad un massiccio turn over.

Le premesse, in ottica genoana, non apparirebbero sfavorevoli, ma c'è da fidarsi di un gruppo che nell'arco del campionato si è fatto spesso harakiri, comprese le ultime due esibizioni, pur macchiate da sesquipedali topiche di arbitri e varisti? Il Grifone è senz'altro più ispirato dei grigiorossi, vanta qualche freccia in più al proprio arco, ma non ha quasi mai dato l'impressione di saper controllare le partite, sia per le carenze endemiche nel palleggio, sia per la mentalità di un tecnico che punta ad offendere più che a raggranellare il punticino.

Anche la piazza genoana si sta dividendo: c'è chi storcerebbe la bocca di fronte ad un pareggino e chi, invece, badando al sodo, si accontenta di non perdere. Di sicuro sono i padroni di casa a dover inseguire il successo a tutti i costi: l'ennesima amarezza significherebbe essere entrati in una spirale pericolosissima, quasi senza ritorno.

A livello meramente tecnico-tattico, il Genoa sufficientemente attrezzato e senz'altro in grado di respingere il presumibile assalto dei padroni di casa. Una sola è l'insidia, il gioco aereo: quando il risultato non arride, nell'ultimo quarto d'ora, Nicola ordina ai suoi di buttare in area, anche con lanci dalle retrovie, decine di palloni per sfruttare l'abilità del difensore centrale Baschirotto (spesso letale sui corner), del fresco ex rossoblù Thorsby (a segno anche a Bergamo) e soprattutto di un altro nuovo acquisto, il navigato Djuric, che con i suoi 199 centimetri è il calciatore di movimento più alto del nostro campionato. L'elevazione di Ostigard e capitan Vasquez è risaputa, ma il deficit di statura non lascia del tutto tranquilli.

Nelle file locali chi altri attenzionare? Il regista Grassi, gli esterni Terracciano e Pezzella, le punte Vardy (l'eroe di Leicester non si arrende nonostante i 39 anni compiuti), Bonazzoli (specialista nelle rovesciate volanti) e Sanabria (altro ex furbo e rapido in area). Nulla di terrificante, comunque,

De Rossi, una volta trovato l'assetto, difficilmente andrà a caccia di avventure ed è intenzionato a riconfermare modulo e nomi. La tentazione di lanciare il giovane Amorim affiora ogni tanto, ma non è questa l'occasione per abbandonare la via vecchia: semmai, dello spagnolo si potrà parlare in corso d'opera, con un risultato parziale che giustifichi l'alea. Un lieve dubbio riguarda anche Ellertsson, piuttosto appannato: Masini sarebbe il naturale sostituto.

Le direttive sono abbastanza chiare: tener palla, provare ad impadronirsi del centrocampo, sfruttare le sponde di Colombo per spedire in porta il partner Vitinha e favorire l'inserimento dei centrocampisti. E' una condotta collaudata e più volte proficua anche contro gli squadroni (a prescindere dal risultato, condizionato da mille variabili): figuriamoci se, almeno in teoria, non possa fruttare difronte ad una provinciale ricca di calciatori esperti ma non certo al top della fiducia.

E' forse inutile rimarcare che un eventuale successo sarebbe un'ipoteca sulla salvezza, ma in certi contesti salvare la pellaccia anche con il classico punticino dev'essere l'esigenza primaria. Ne converranno anche i cinquemila supporter genoani che stiperanno gli spalti dello stadio Zini col cuore gonfio di speranza.

            PIERLUIGI GAMBINO