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Genoa, tre capolavori ma il "regista" serve sempre

di Redazione Genoa News 1893

Sarà impossibile per i trentamila “testimoni” marassini cancellare dalla memoria l'impresa compiuta dal Genoa, passato in una manciata di minuti dall'inferno al paradiso. C'è chi ricorda la rimonta da 0-3 a 4-3 firmata contro la Roma di Ranieri, ma quella di ieri, pur agevolata da un episodio probabilmente decisivo, risulta anche più clamorosa e significativa.

Il successo sul Bologna, prima “big” a cadere di fronte al Grifo, è un toccasana per la classifica, che ora arride davvero a Vasquez e C, bravi ad approfittare di qualche risultato propizio sugli altri campi per salire al tredicesimo posto, pur in foltissima compagnia. Ma più che la posizione, contano i sei punti di margine accumulati nei confronti della zona baratro: non un'ipoteca sulla salvezza, ma un gigantesco passo avanti.

E dire che il pomeriggio marassino si stava sviluppando nella sofferenza. Stavolta De Rossi toppa clamorosamente le scelte, e gli va detto senza indubbio. Vero che le squadre di mister Italiano da sempre lasciano invitanti praterie in fase difensiva, ma affrontare inizialmente questo Bologna, pur malaticcio, con tre elementi con un audace 3-4-2-1 è stato un autentico suicidio. Passi l'accantonamento di Malinovskyi, non certo reduce da gare fantastiche (più tardi ci smentirà perentoriamente...), ma un Thorsby o un Masini sarebbe stato preferibile a Ekhator. Morale? Il centrocmpo a due, con Frendrup ed Ellertsson in trincea, tiene dignitosamente per una ventina di minuti, nei quali il Genoa si affaccia un paio di volte con pericolosità in area ospite, ma nel prosieguo soffrirà pazzescamente. Nonostante la latitanza di Immobile, rispolverato a sorpresa ma con chili di ruggine addosso, gli ospiti fanno il bello e il cattivo tempo giocando a torello a spese di un Genoa in totale confusione. L'esordiente portiere genoano Bijlow si comporta benino, ma quando Ferguson al 35' mira all'angolino basso non può proprio opporsi. Già finire sotto di un gol la prima metà della gara è un eccellente risultato per una squadra sottomessa in tutto e per tutto.

L'inizio della ripresa, a formazioni immutate, è ancor più choccante: sull'incursione di Zortea a destra, Martin si distrae, Bijlow non è impeccabile in uscita e Otoa completa la frittata infilando la sfera nel proprio sacco. A quel punto, neppure un pazzo avrebbe scommesso un solo euro sul Genoa e in effetti, per qualche minuto, la sfida si accende solo per una paratona di Skorupscki su inzuccata di Otoa.

Al 56', però, succede l'imponderabile. Cervellotica l'uscita dall'area di Skorupski, che controlla maldestramente palla e atterra con un calcione Vitinha. Tre minuti abbondanti di riesame servono a Maresca per confermare la decisione assunta inizialmente. Il Bologna protesta, ma l'intervento del suo numero uno è durissimo e la porta era sguarnita. Il cartellino rosso, a norma di regolamento, ci sta tutto.

E qui inizia un'altra partita, con il Genoa innervato dagli ingressi di Malinovsky per l'evanecente Ekhator e di Messias per Martin, non certo in giornata favolosa. Al 62' il match si riapre non con una trama del collettivo, ma con un prodigio balistico alla Branco di Malinovsky, il quale – da 25 metri circa – indirizza un missile telecomandato, con perfido effetto, proprio all'incrocio, dove Ravaglia non può certo arrivare.

Anche Italiano, mister ospite, ricorre alle riserve, ma quelli di marca genoana si riveleranno assai più decisivi. Al 73' De Rossi attinge nuovamente al reparto panchinari inserendo gli altri due offensivi a disposizione: il convalescente Ekuban e Cornet. Ormai la sfida si trasforma in un assalto, con i petroniani che non danno segni di vita. Il 2-2 arriva al 78' grazie ad una sponda di Marcandalli verso Ekuban, che segna col contagocce ma solo reti fantastiche: controllo della sfera e repentina mezza rovesciata. Palla nell'angolo più lontano, per la gioia irrefrenabile di tutto uno stadio.

Non manca, a questo punto, il tempo per completare una storica rimonta e anche stavolta l'autografo è di un subentrante, Messias, il quale, dalla mattonella preferita (il vertice destro dell'area) assesta al cuoio il giusto giro e la precisione necessaria per infilare ad un palmo dal palo.

Non ricordiamo, in sessant'anni di calcio, osservato dalla tribuna o davanti al video, tre “gioielli” così luminosi nella stessa partita, capolavori autentici frutto di classe cristallina e di coraggio.

E' finita ben oltre le attese, e di sicuro De Rossi avrà capito la lezione e non riproporrà più un assetto così scombiccherato. Ci preoccupa ben più la società, che non ha ancora regalato all'uomo di Ostia l'agognato centrocampista dotato di tecnica e di fosforo. Caro Sucu, ci faccia il piacere di non osservare la graduatoria e di allungare il braccino.

                  PIERLUIGI GAMBINO