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Rigore discutibile ma da evitare con maggiore prudenza

di Redazione Genoa News 1893

La pregiata coppia Massa-Di Bello (arbitro e varista) non aspettava altro. Aveva dovuto fischiare un apertura un rigore sacrosanto a favore del Genoa e cacciare per una seconda ammonizione altrettanto sacrosanta il partenopeo Juan Jesus. Lesa maestà, insomma: un po' troppe due decisioni avverse ad una “grande” per uscire da Marassi senza il timore di qualche critica da parte di chi comanda. Chissà nella scaramantica Partenope cosà avrà evocato il cognome Cornet... Ebbene, proprio l'attaccante che mister De Rossi aveva inserito da pochissimo per tentare di vincere la partita sfruttando la superiorità numerica l'ha combinata grossa.

Un falletto da rigorino il suo ai danni di Vergara, ma non era assolutamente da commettere, e mister De Rossi , che non lo ammetterà mai, si sarà sicuramente pentito di una mossa che altri tecnici, meno inesperti e più avvezzi col clima di una squadra provinciale, protesa a salvarsi, avrebbero evitato certamente. Un Genoa sbilanciato in avanti ha perso malamente all'Olimpico i pieno recupero (quel rigore però era più netto) ed ha ripetuto il punteggio e la beffa il week.end successivo, stavolta a pro del Ciuccio. Cornet sul banco degli imputati, ma anche chi lo ha inserito in un momento così delicato e pure Ostigard, che – pressato da Hojlund, lanciato da solo in contropiede - ha regalato il corner precedente. Così il Grifo ha buttato nel cestino l'ennesimo punto stagionale nei minuti conclusivi, pagando errori o mezzi errori dei suoi giocatori e non solo qualche nefandezza arbitrale.

I rossoblù, campioni intercontinentali di tafazzismo, sono rimasti con le tasche vuote a capo di un'altra gara ardimentosa, ma quando il “Meritavano di più” si ripete in modo così ossessivo, parlare solo di jella o di ingiustizie subite, si rivela un ritornello inascoltabile. E dure che il precoce vantaggio aveva aperto i cuori alla speranza. Un cadeau gentilissimo di Buongiorno (lontanissimo anni luce dal marcatore implacabile pre-gra infortunio), ma guai a sottovalutare l'insistenza di Vitinha (atterrato in modo inequivocabile da Meret) e la freddezza di Malinovskyi dagli undici metri. Il Napoli è falcidiato da assenze, ma tutti i suoi rincalzi nel Genoa sarebbero inamovibili. Forse il Grifo non è perfetto nelle chiusure sulla trequarti, ma McTominay è di altra categoria e nel giro di due minuti propizia il pari di Hojlund e firma personalmente il sorpasso.

Qui c'è da aprire un dibattuto riguardo alla reattività del portiere rossoblù Bijlow: in occasione del pari, la sua smanacciata centrale, invece di indirizzare la sfera verso l'esterno, è stata un errore. E sul raddoppio azzurro il suo tuffo è parso ritardato e poco convinto. In uscita il neo-rossoblù sarà anche superiore a Leali, ma tra i pali temiamo che non valga l'ex titolare. Il Genoa ha il merito di restare in partita sia prima sia dopo l'intervallo, conscio che il terzo gol ospite avrebbe chiuso in anticipo la sfida. Il Ciuccio, svantaggiato dalla forzata sostituzione di McTominay, da tempo zoppicante, non sembra in grado di affondare il colpo e si limita a controllare sino al secondo svarione di Buongiorno, in serata davvero dispari. Bravissimo Colombo, sino a quel momento sovrastato fisicamente dalle guardie scelte di Conte, a strappargli la sfera e involarsi verso Meret e poi batterlo.

Il pari subito priva il Napoli di ulteriori certezze e innervosisce parecchi suoi giocatori. Il Grifo tuttavia rischia due volte di capitolare nella stessa azione e allora De Rossi decide di avvicendare Colombo con un guastatore contropiedista come Ekuban. La mossa, datata 64', sortirà frutti copiosi dodici minuti dopo, quando il coloured ruberà palla a Juan Jesus, già ammonito, e lo costringerà dal giallo fatale.

Col senno di poi, l'inferiorità numerica del Napoli si rivelerà rovinosa per il Genoa, che proverà fino al recupero a vincere la partita, ma senza le necessarie precisione e lucidità. Non è mai il caso, per una provinciale, di farsi ingolosire dal successo invece che custodire in una teca il prezioso punticino. Era già successo a Roma e si è ripetuto a Marassi, con la punizione scaturita dal dischetto. Caro Daniele, non è questa la mentalità giusta per chi si deve sudare il pane della salvezza anche a suon di pareggi.

PIERLUIGI GAMBINO