Sfortuna ma anche chiari limiti tecnici e fisico-atletici
Dopo l'ubriacatura contro Roma e Verona, il Genoa ritorna sulla terra, respinto da un destino cinico e baro e dai suoi antichi limiti, tecnici e soprattutto fisici, Altro che aggancio a danno dell'Udinese: ora il divario in classifica è salito a sei punti ed assomiglia ad una sentenza.
Il 2-0 conclusivo è un'ingiustizia bella e buona, ma anche il segnale che i rossoblù, prima di puntare alla colonna a sinistra della classifica, dovranno sottoporsi ad una massiccia cura ricostituente.
Certo, lo 0-0 all'intervallo suona come un'insulsaggine, considerato il monologo recitato da un Genoa che forse mai era stato così presenta nella metà campo rivale, con percentuali di possesso palla clamorose. Non basta però dominare il match quando non si infila una sola palla nel sacco. E non si può sostenere che le opportunità non siano capitate.
L'Udinese non appare in serata magica e soffre ma resiste grazie alla robustezza dei suoi marcantoni che riempiono l'area e mostrano atletismo da vendere. I rossoblù comandano ma non spiccano per autentica pericolosità sino al 25', quando Malinovskyi, con una conclusione a rientrare, colpisce in pieno la traversa. Queste sono le specialità della casa, lampi a mascherare la scarsa penetrazione della prima linea genoana. Va aggiunto pure, per amor di onestà. che il vantaggio sarebbe stato un premio legittimo per un Grifo così arrembante.
Purtroppo il Genoa, da sempre, concede spettacolari segnature ma fallisce quelle comode. Tocca a Vitinha, dopo un'uscita avventata del numero uno ospite Okoye, spedire clamorosamente sul fondo a porta sguarnita: a conferma che al portoghese riescono meglio le prodezze che l'ordinaria amministrazione. C'è anche fantasia nei tentativi genoani: ecco Malinovskyi calciare secco e rasoterra dalla banderina, con palla che attraversa la linea bianca e finisce in fallo laterale dalla parte opposta: qui Colombo ha dormicchiato. E proprio il centravanti, , al 37, si guadagnerà individualmente la chance di sparare una bordata in diagonale che levati: palla nuovamente contro la sbarra, per la disperazione dei trentamila ospiti del Ferraris. Il Genoa ci proverà ancora sino all'intervallo, ma senza la necessaria pericolosità.
A metà gara un pensiero è ricorrente e diventa un pessimo presagio: sta a vedere che dopo l'indigestione di palle-gol sciupate questa partita la vai a perdere. Sensazione rafforzata al 50', quando l'incerto arbitro Collu (tutto meno che impeccabile la sua direzione), dopo aver indicato il dischetto per un colpo di braccio di Kabasele in piena area, rivede l'episodio al Var e revoca la decisione giudicando forse l'arto del coloured in bianconero aderente al corpo. Il parziale poteva essere comodamente un secco 3-0 ed invece i friulani si trovano ancora un tasca un punto caduto dal cielo.
Il rigore sfumato però incide nella psiche dei calciatori rossoblù, sgonfiandone l'impeto. Il Grifo, beninteso, continuerà ad attaccare anche con Baldanzi, che all'ora di gioco rileva un Messias ormai senza benzina. più di qualche mezza occasione, però, non si registra e allora l'Udinese, capita l'antiona, prova a rendersi lievemente più coraggiosa e al 66' concretizza con Ekkelenkamp, ma il merito va ascritto a Nicola Zaniolo, un talento nel giro della Nazionale: con un delizioso pallonetto, eccolo lanciare verso la rete il compagno, favorito da una goffa e ritarda uscita a farfalle del portiere Bijlow, forse paralizzato dalla precedente inoperosità. Zaniolo appartiene al novero dei fuoriclasse, che sonnecchiano a lungo per svegliarsi improvvisamente ed apporre il sigillo al match, ma per correttezza critica dobbiamo altresì aggiungere che in precedenza si era macchiato di due interventi proditori sui giocatori avversari e con un altro direttore di gara meno permissivo sarebbe finito sotto le docce prima di decidere la sfida.
Il resto del match ha visto un Genoa balbettante, sovrastato atleticamente dai titani in bianconero, magari sommari nel controllo palla ma insuperabili, specialmente da parte di una squadra povera di muscoli e centimetri, con il solo Norton-Cuffy, nuovamente schierato a sinistra, che cerca di reggere bordone con qualche iniziativa personale, ma senza spuntarla. Okoye deve intervenire un paio di volte, ma senza compiere miracoli, e il tentativo derossiano di rianimare l'attacco con Ekuban ed Ekhator naufraga miseramente.
Il taccuino registra solo un errato controllo di Ellertsson, lanciato alla perfezione da Malinovskyi verso la porta e una conclusione di Norton-Cuffy centrale. Nel finale De Rossi tenta il tutto per tutto affidandosi ad Amorim e Martin, ma il solo risultato è sguarnire ulteriormente le retrovie e concedersi ai contrattacchi ospiti. Due volte il Grifo si salva in extremis, ma quando Marcandalli macchia la propria prova più che accettabile con un clamoroso “liscio” cala la notte, poiché il sornione Davis, dopo trenta metri di volatona, fulmina Bijlow e spedisce all'inferno il Vecchio Balordo, troppo leggero e sprecone per poter raccogliere quanto seminato.
PIERLUIGI GAMBINO