UN COMODO MONOLOGO, CON VISTA SULLA SALVEZZA
Da quanto tempo il popolo genoano non trascorreva una giornata così scevra da sofferenze? Il Grifo passeggia letteralmente sui resti di un Torino disarmante, battendolo di goleada e agganciandolo in classifica, addirittura con il bonus legato agli scontri diretti.
Un lunch match indimenticabile, nel quale è arduo sceverare i meriti di una squadra e le colpe dell'antagonista, mai così mansueto e arrendevole. Servivano come il pane i tre punti alla vigilia di due match pressoché proibitivi contro Inter e Roma, ma al di là di ciò la sfida diretta ha certificato che i granata del presidente Cairo saranno anch'essi coinvolti nella tonnara della zona retrocessione.
De Rossi, che ci sta abituando alle sorprese, lascia in panca Vitinha e Messias, lanciando inizialmente Ekuban e l'attesissimo Baldanzi. Mosse ardite, che segnano un cambio di mentalità: questo Genoa vuole imporsi e non s'accontenta.
Basta una manciata di minuti per capire che il tecnico di Ostia ci ha visto giusto. Il Toro assiste passivo al monologo genoano e si limita a parare i colpi: è un dominio incontrastato di un undici che mai aveva brillato nel palleggio. Il solo limite risiede nella mancanza di pericolosità in zona gol, con Colombo che ne azzecca poche e i compagni che in fase di rifinitura non sono inappuntabili.
I piemontesi provano ad uscire dal guscio, ma senza pericolosità e verso la metà del tempo vanno sotto al primo affondo serio dei padroni di casa. E' Ekuban a forzare la giocata sulla destra (con l'aiuto di Colombo) e calciare secco in diagonale: il portiere Paleari, un ex non certo rimpianto, respinge corto proprio in direzione del rapace Norton-Cuffy.
Si prevedeva, a quel punto, l'orgogliosa reazione granata, resta deluso. E' ancor il Genoa a comandare le operazioni e per registrare uno squillo ospite occorre attendere il 35', quando Obrador impegna Bijlow con una sassata. Al 40', come naturale conseguenza di un predominio pressoché incontrastato, arriva il bis, confezionato con da giocata di Baldanzi, che parte palla al piede da metà campo, avanza slalomeggiando con estrema classe e poi, appena dentro l'area, esplode un rasoterra che Paleare rintuzza a fatica, favorendo il tap-in vincente di Ekuban. Andando a ritroso con la memoria, è una delle primissime volte in cui il coloured incide profondamente in un match partendo tra i titolari e non come subentrante.
Prima dell'intervallo, due fattacci: una manata al pallone in piena area genoana di Ekuban che arbitro e varista giudicano non passibili di penalty (con queste recenti interpretazioni, poteva anche starci...) e un'entrata da killer di Ilkhan legittimamente punita col rosso diretto.
Nella ripresa il Grifo, pago del doppio vantaggio e dell'uomo in più, fatica a mantenere la concentrazione e non si ripeterà certamente ai livelli del primo tempo. L'eccessiva superficialità consente al Toro di rimettere il naso oltre la metà campo e in tre circostanze il popolo genoano deve trattenere il fiato. Solo verso metà tempo i rossoblù si riordinano e Baldanzi, con un altro spunto felicissimo, si trova a tu per tu con Paleari, bravo a scongiurare il peggio. Sarà l'ultimo contributo dell'ex romanista, spedito sotto le docce anche per attirargli la strameritata ovazione di tutto lo stadio, incantato da certe giocate sontuose. In un sol colpo ecco Amorim (che mostrerà pulizia di tocco e intraprendenza) ma anche Messias ed Ekhator, rimpiazzi di Malinovskyi e di Colombo, il solo genoano che si sia espresso sottotono.
Dopo una chiusura di Bijlow sul vecchio Zapata al 68', gara in ghiacciaia, con Ekhator sciupone in zona gol. All'83' il suggello ad un pranzo calcistico con scorpacciata: l'erroraccio impedonabile di Pedersen, che permette a Messias di involarsi verso Paleari e trafiggerlo, rafforzando il pensiero comune secondo cui l'inconsistente Toro esibitosi a Marassi possa entrare nel ristretto novero dei candidati alla retrocessione, magari al posto proprio del Grifo, le cui prospettive appaiono di gran lunga più tranquillizzanti
PIERLUIGI GAMBINO