The Day After, la fisicità dell'Udinese il Genoa se la sogna
Ci sono partite che perdi giustamente e devi solo recitare il mea culpa, ce ne sono altre che non meriteresti proprio di perdere ma alla fine l'avversaria tira due volte nella tua porta segnando altrettante reti. Il gioco del calcio è questo: vince chi segna, non chi fa un bel calcio, colpisce i legni della porta avversaria ed alla fine viene pure applaudito dalla propria tifoseria. Il Genoa contro l'Udinese è stato fedele interprete di un quadro pittorico in cui si passa dai colori splendenti a quelli cupi senza neppure accorgersene e dal Paradiso ci si risveglia direttamente all'Inferno.
L'Inferno non è quello dantesco ma quello che i giocatori dell'Udinese hanno presentato a Frendrup e compagni. Un Inferno fatto di spinte, trattenute, falli tattici, più o meno e tanta voglia anche di perdere tempo. I friulani hanno tenuto per un'ora e poi hanno approfittato degli errori avversi per ringraziare e portarsi a casa i tre punti. Al Genoa non resta che leccarsi le ferite e ragionare in questi termini: "Ancora i rossoblu non sono all'altezza di un'Udinese qualsiasi e quindi non possono, almeno per questa stagione puntare ad un piazzamento migliore del dodicesimo-tredicesimo posto".
La diversità di stazza fisica la si notava fin troppo facilmente. Baldanzi e Amorim ad esempio parevano due bambini rispetto ai marcantoni del centrocampo avversario. Eppure il Paradiso il Genoa lo aveva anche assaporato. Un primo tempo propositivo, ben giocato, con trame di gioco interessanti e conclusioni verso la porta avversaria che avrebbero meritato miglior sorte.
Malinovskyi e Colombo centravano la traversa con due conclusioni spettacolari, Vitinha si mangiava letteralmente una rete a porta vuota, Messias impegnava Okoye in un paio di circostanze ed un angolo battuto sotto la Gradinata Zena di Malinovskyi vedeva la sfera viaggiare davanti alla riga di porta, a non più di trenta centimetri, senza trovare nessuno che la spingesse in fondo al sacco. La fortuna di certo non ha dato una mano ai rossoblu.
Si aggiunga, buon peso, un rigore prima dato e poi tolto per un presunto mani in area. E qui andrebbe aperta una discussione. Ricordiamo tutti il penalty subito a Bologna per un mani, presunto, di Carboni. Ecco questo pareva alquanto simile ma l'arbitro Collu (a proposito ancora una volta avverso al Genoa con sole sconfitte quando lui è alla direzione della partita) ritornava sui suoi passi e dopo almeno tre minuti decideva per il "non fallo". Qui verrebbe da dire: "Arbitri, datevi una regola da seguire identica per ogni fallo di mano in area. Piuttosto che sia sempre rigore sia che tocchi l'arto sia che prima sbatta su una parte del corpo" Equità questa sconosciuta parola che a quanto pare qualche direttore di gara non conosce.
Peccato aver perso una sfida che poteva lanciare il Genoa nelle zone più tranquille della classifica contro un'avversaria sicuramente tenace ma messa sotto dai baldi condottieri in maglia rossoblu. Peccato arrivare a questa sosta con l'onta di una battuta d'arresto interna. Voltare pagoina sarà quello che dovrà fare il Genoa, la salvezza matematica non c'è ancora, è vicina oramai ma va conquistata. Adesso qualche giorno di riposo poi tutti pronti a gettarsi sul lavoro che il tecnico dovrà fare per riportare in auge il suo Genoa