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Giuseppe Giacomelli: il figlio Paolo lo ricorda così...

di Debora Barabino
Il Giacomelli in elevazione.

Incontriamo Paolo Giacomelli, figlio dell'ex portiere rossoblu Giuseppe, questo il ricordo del padre

Paolo inizia così a narrare del suo papà... 

"Giuseppe Giacomelli nasce a Savona il 10 aprile 1933 da mamma lombarda e papà toscano. Rimane orfano di entrambi i genitori all'età di 4 anni e viene pertanto affidato a dei suoi parenti residenti nel centro genovese. I difficili rapporti con la cugina hanno però reso difficile la convivenza facendo si che Giuseppe venisse accolto in un collegio". 

Ma come si è avvicinato al calcio e quindi al Genoa?

"Gli anni passano e papà cresce facendosi ragazzo, un ragazzo che, con i compagni di collegio, si diletta nella pratica del giuoco del calcio ed è proprio in occasione di una di quelle partitelle che le sue doti e le sue prestanze fisiche vengono notate da un osservatore del Genoa. A seguito di ciò papà Giuseppe, ormai ventunenne, viene ingaggiato dalla società per partecipare al torneo estivo di Viareggio, è il 1954 e da quel torneo nacque una sincera e profonda amicizia con il difensore suo coetaneo Maurizio Bruno. Al termine della competizione estiva svoltasi a Viareggio, la società rossoblù, manifesta immediatamente l'intenzione di stipulare un contratto con mio padre che lo rendesse ufficialmente un portiere del Genoa allenato all'epoca da Sàrosi e Bonilauri. E' quindi il 1° agosto 1954 quando sottoscrive il suo accordo con la società per un ingaggio di £. 55.000 ed una clausola assicurativa che, in caso di morte, avrebbe coperto per un valore di £.  5.000.000. Era inoltre permesso concedere al giocatore sottoscrivente la possibilità di scegliere se raggiungere le mete di trasferte con l'aereo o con mezzi di trasporto alternativi e papà preferisce rinunciare a volare in quanto i timori mossi dalla tragedia di Superga sono ancora molto nitidi e vivi". 

Quale anedotto ricorda relativo alla carriera di Giuseppe Giacomelli?

"Leggende metropolitane e giornalistiche dicono che, sulle sue uscite aeree, il grido "MIA!" di papà veniva udito anche al di fuori delle mura dello stadio Luigi Ferraris". 

Come procede l'esperienza rossoblù del Giacomelli e cosa lo attende dopo?

"L'avventura in casacca rossoblù dura due anni per Giuseppe, pur essendo di fatto il vice del primo portiere Franzosi, nel 1956 viene ceduto al Savona dove guadagna il posto da titolare ed ottime prestazioni, prestazioni che inducono il Genoa a volerlo riscattare l'anno successivo al prestito ma,  una nefasta uscita sui piedi nel campo di Vado Ligure, rappresenta per papà il primo infortunio che gli costa la rottura della spalla, elemento troppo importante per un portiere. Sfuma così il ritorno in società rossoblù ma non sfuma la sua popolarità nel mondo del calcio dilettantistico di alto valore che lo vede ancora vestire le maglie di Sestrese, Entella, Rapallo e Sammargheritese. Un percorso professionistico che lo avvicina ad importanti legami di amicizia, primo tra tutti quello con Mainetto divenuto quasi un componente aggiunto nella nostra famiglia e poi Maglioni, Rota, Merzagora, Ghiglino … Tutti amici sinceri ed importanti per mio papà". 

Quali sono state le scelte intraprese dal padre in seguito ?

"Nel 1961 abbandona il mondo del calcio per dedicarsi a mamma Rosita ed alla famiglia, nel 1961 è nata mia sorella Laura e successivamente sono arrivato io ed infine mio fratello Andrea. Papà, a differenza di molti, non scese mai a compromessi e forse questa fu una della ragioni per la quale abbia preferito cambiare totalmente vita in seguito all'esperienza di portiere orientandosi infatti verso una tranquilla carriera da telescriventista per il Secolo XIX per arrivare in seguito ad essere il capo personale dell'azienda". 

Sappiamo che la battaglia di Giuseppe contro la sua malattia è stata lunga e dolorosa, cosa ci racconti di questi ultimi anni?

"Ha solo 55 anni papà quando viene colpito da una terribile malattia affrontata per 28 lunghi anni con tenacia e grande spirito, anni in cui, nonostante il suo stato di salute, ha dedicato moltissimo tempo ed attenzione al volontariato, in particolar modo verso il centro O.A.M.I. di Acqui Terme impegnato nell'accoglienza di disabili ed anziani non autosufficienti. La battaglia affrontata con animo guerriero contro la malattia finisce il 24 dicembre 2016 quando papà si spegne lasciando un grande vuoto nel cuore di chi lo ha amato tanto"

Il figlio Paolo, commosso ma pieno di orgoglio, ci ha raccontato la storia di suo papà permettendoci di entrare un po' nell'intimo della famiglia Giacomelli ed è proprio a Paolo che vogliamo dedicare i nostri ringraziamenti, persona umile, diretta, piacevole e sincera che abbiamo incontrato con infinito piacere.