MiNUTI rossoblù: Genoa, orgoglio e rammarico dopo il ko col Milan
La partita contro il Milan è stata l’ultima gara casalinga del Genoa davanti al proprio pubblico, in uno stadio ancora una volta sold out e colorato di rossoblù. Eppure il Genoa ha perso in maniera rocambolesca contro una squadra che, nel primo tempo, ha fatto poco o nulla ed è stata di fatto dominata dai padroni di casa.
Il Genoa si è disposto con il 4-3-2-1, il modulo che dovrà rappresentare anche il futuro della squadra di De Rossi. Resta però da verificare soprattutto la fase offensiva, perché i rossoblù continuano a faticare in zona gol. Serviranno esterni alti con fantasia e giocatori capaci di saltare l’uomo.
La conferma di Colombo è arrivata quasi automaticamente, proprio contro la sua ex squadra. Non ha brillato, ma ha comunque dimostrato di poter restare in questo gruppo, anche perché è stato riscattato da tempo. Il Genoa dovrà però guardare soprattutto al futuro: serviranno un regista in mezzo al campo e, soprattutto, un attaccante in grado di affiancare e aiutare Colombo.
Oggi, ad esempio, si è visto Vitinha nel ruolo di esterno. Ha provato a fare l’ala vecchia maniera e aveva anche iniziato bene, cercando pure il gol, ma senza fortuna nella conclusione.
Le partite spesso si vincono e si perdono per episodi, talvolta in modo rocambolesco o sfortunato. In questo caso la differenza l’ha fatta il retropassaggio di Amorim, il più giovane. Non bisogna però caricare questo ragazzo di responsabilità eccessive per l’errore, perché anche il Milan ha commesso una leggerezza simile, non punita da Ekhator. Si vince e si perde insieme.
Quel passaggio arretrato e il successivo intervento di Bijlow hanno condizionato tutta la partita, anche se il Genoa nel secondo tempo ha provato a reagire. Quando è arrivato il secondo gol del Milan, la gara si è praticamente chiusa. Non del tutto, però: Ekhator avrebbe potuto riaprirla a metà ripresa, su un altro passaggio all’indietro, questa volta del Milan verso Maignan. L’attaccante rossoblù, però, non ne ha saputo approfittare e si è fatto ipnotizzare dal portiere della nazionale francese.
Il Genoa, comunque, non ha mai mollato. Sotto una Gradinata Nord entusiasta, ha continuato a provarci fino al gol di Vasquez, il gol del capitano, che andrà al Mondiale con il Messico insieme ad altri giocatori rossoblù.
Poi sono arrivati dieci minuti di recupero, giusti per l’interruzione dovuta a fumogeni, petardi e forse anche al lancio di una moneta. Il Genoa è andato vicino anche al 2-2, che sarebbe stato probabilmente il risultato più giusto.
Non bisogna parlare sempre di stimoli o mancanza di stimoli. In questo caso la partita è stata vera. Gli stimoli li aveva il Milan, che attraversava un momento molto difficile e rischiava di complicare la propria corsa alla Champions League. Ma li aveva anche il Genoa, che non voleva perdere davanti al proprio pubblico.
La squadra di De Rossi ha giocato una partita di orgoglio e personalità. Da qui bisogna ripartire: dalla squadra, dal gruppo, dall’orgoglio e dalla personalità. Sono aspetti importanti, che non vanno dispersi.
Il mercato sarà fondamentale e influirà sulle scelte. Se qualcuno dovesse partire, come ha detto anche De Rossi, verrà sostituito. Succede anche alle squadre che giocano in Champions League. Da oltre un mese De Rossi, Diego Lopez e l’intera area scouting stanno lavorando per individuare giocatori soprattutto di qualità, perché il tecnico vuole qualità.
Bisogna ripartire da quanto è stato fatto, senza dimenticare da dove si è partiti. L’asticella si può alzare, ma molto dipenderà anche dalla volontà della società. Se ci fossero partenze eccellenti, servirebbero giocatori capaci di colmare quei vuoti, come già accaduto in passato dopo l’uscita di elementi importanti come Strootman, Badelj e, ora, Malinovskyi.
Il futuro passa dalla stessa determinazione, dalla stessa grinta e dalla stessa voglia di soddisfare il popolo rossoblù. Il genoano è fatto così. Certo, tutti vorrebbero vedere l’asticella più in alto, magari qualche posizione più su in classifica, ma non è detto che si debba arrivare subito all’Europa. Il gap è ancora ampio.
Resta però un dato: se nelle nove partite in cui sono arrivati soltanto tre punti il Genoa avesse avuto la media di De Rossi, oggi sarebbe intorno ai cinquanta punti. E sarebbe molto vicino a qualcosa che, a quel punto, sarebbe più di un semplice sogno.