MiNUTI rossoblù: Genoa, sconfitta senza drammi con il Como. De Rossi vede crescere il suo gruppo
Il Genoa incassa la quarta sconfitta casalinga dell’era De Rossi, cedendo al Como di Fabregas al termine di una partita che, pur persa, conferma comunque la solidità del percorso rossoblù. Al “Ferraris” i grifoni hanno mostrato ancora una volta spirito, organizzazione e capacità di interpretare il piano gara del proprio allenatore, ma sono stati puniti da due episodi evitabili contro una delle squadre più brillanti e ambiziose del campionato.
De Rossi aveva scelto di cambiare profondamente volto alla sua squadra, sia nel modulo sia negli interpreti, lasciando inizialmente fuori elementi come Malinovskyi, Colombo e Messias, e confermando invece Ekhator in avanti accanto a Vitinha. Il Genoa si è disposto con un 4-4-2 più classico, con Sabelli sulla destra, Ellertsson sulla sinistra, Frendrup e Amorim in mezzo al campo, e una linea difensiva completata da Marcandalli, Vasquez, Otoa e Ostigard. Una scelta chiara: dare spazio a nuove soluzioni e verificare, in una gara vera e pesante, chi possa davvero essere utile nel prossimo futuro.
La partenza del Genoa è stata incoraggiante. Vitinha ha subito creato un’occasione importante approfittando di un errore del portiere avversario, ma col passare dei minuti è venuto fuori il Como, squadra costruita per puntare in alto e capace di imporre un calcio fatto di qualità, ampiezza e rifiniture pulite. Il centrocampo formato da Perrone e Da Cunha ha guidato con intelligenza la manovra, mentre davanti Nico Paz, Douvikas e Diao hanno dato continuità e profondità a un impianto offensivo tra i più interessanti del torneo.
Fabregas, consapevole della classifica e dell’opportunità concreta di avvicinare l’obiettivo europeo, ha scelto la formazione migliore possibile, pur con qualche rotazione iniziale. Restano fuori uomini importanti come Kempf e Van der Brempt, ma l’ingresso di profili di grande affidabilità come Diego Carlos e Ramón ha confermato la profondità della rosa lariana. Il Como ha così disputato un primo tempo autorevole, mentre il Genoa ha provato a reggere l’urto senza però riuscire a trasformare in vere occasioni la propria fase di crescita.
Nella ripresa, forse, il Genoa ha avuto il rammarico più grande. Il Como è apparso un po’ meno brillante anche per le energie spese contro l’Inter, e i rossoblù hanno provato ad alzare il ritmo, guadagnando campo e accentrando il possesso. Tuttavia, quando è arrivato il momento di colpire, è mancata precisione negli ultimi sedici metri, mentre gli errori del portiere Butez non sono stati sfruttati a dovere. In una partita del genere, contro un avversario che ha investito con decisione per inseguire un obiettivo importante, ogni dettaglio pesa.
La sensazione, in casa Genoa, è che questa sconfitta non cambi sostanzialmente la sostanza del cammino. La squadra è ormai vicina a un traguardo tranquillo, con un margine rassicurante sulla zona calda, e De Rossi può permettersi di lavorare guardando anche oltre l’immediato. Il tecnico ha ottenuto risposte interessanti da alcuni elementi, ma ha capito anche che altri non sono ancora pronti per certe responsabilità: Otoa, in particolare, ha necessità di crescere, Amorim riproposto è un profilo per il futuro, mentre su Malinovskyi il discorso appare già indirizzato verso l’addio.
Nel complesso resta un Genoa che cresce, che prova soluzioni nuove e che continua a costruire il proprio futuro senza perdere identità. La sconfitta con il Como lascia qualche rimpianto sul piano del risultato, ma non cancella il lavoro fatto fin qui. E soprattutto conferma una sensazione: questa squadra, pur tra limiti e cambiamenti, ha ormai trovato un suo equilibrio e può guardare con fiducia al finale di stagione.