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Santo Stefano d'Aveto 2021

di Luca Canfora

Da ormai 7 anni Santo Stefano d'Aveto è il mio approdo sicuro dalle delusioni del mondo, della vita, e del Genoa.

Forse quest'anno più che mai arrivo qui scarico, quasi senza forze, stanco, mentalmente; stanco di questo anno e mezzo delirante, stanco per la frustrazione, la rabbia, l'incertezza, la mancanza di cose, persone, occasioni, leggerezza, bellezza; stanco per la paura, del presente, del futuro.

Di domani.

Ma qui ogni volta ritrovo fiducia, fede laica negli esseri umani, in questi ragazzi, che sono il futuro. Non sono mancate nemmeno qui le discussioni, sul covid, sul vaccino, sul green pass, su ciò che sta accadendo, su ciò che è giusto, su ciò che è sbagliato. Ma quando esci dal mondo virtuale e ti mescoli veramente con il mondo reale, con le persone "vive", mentre ti accalori per la tua idea, mentre ascolti le opinioni degli altri, che come te cercano di capire o difendono la propria posizione, scelta, scopri la cosa più banale e naturale del mondo, cioè che la vita, giusta, sbagliata, sporca, imperfetta, frastagliata, onesta, disonesta, dolorosa, spaventosa, rimane e rimarrà solo quella in cui ci si guarda negli occhi, si respira l'ossigeno dell'altro (con la mascherina funziona ugualmente), si sente il battito del cuore, la paura, la speranza, il desiderio, nello sguardo, la passione della propria vena, lo scatto dei muscoli, la solitudine, il bisogno di essere vivi, di toccarsi, di abbracciarsi, e qualche volta anche di arrabbiarsi, di rivendicare, sottolineare, puntualizzare, ma anche ascoltare davvero... gli altri.

E sè stessi.

E qui mi succede questo. Oggi più che mai. Lo ammetto, sono giù, molto giù. Le motivazioni sono più o meno le stesse di quelle di tutti voi. La paura, le mie convinzioni, le incertezze, le mancanze. Vorrei risvegliarmi domani e ritrovare le cose, le persone, le situazioni, le emozioni, e perfino le delusioni che avevo ieri, e che oggi mi sembrerebbero meglio di questo limbo svuotato di tutto quello che amo, mentre mi affanno a resistere, a vivere, anche se forse in questo momento sto solo esistendo.

Ma sono due cose diverse.

Alla mia destra Sebastiano, genoano, intelligente, bello, simpatico, e campione assoluto di calcio a 5, reduce dalla vittoria nel torneo qui a Santo Stefano nell'ambito delle mini Olimpiadi organizzate ogni anno dai fratelli Alessandro e Maurizio Giacobbe, con l'aiuto di Daniela e Giancarlo Profumo. 

Alla mia sinistra un sampdoriano, Enrico, ovviamente infinitamente meno intelligente, per niente bello, simpatico come una colonscopia alla ghiaia, e scarsissimo portiere della squadra di Sebastiano... che nonostante le prestazioni deludenti dell'Audero dei poveri della Val d'Aveto si è aggiudicata il Torneo.

:-)))

Scherzo, dopo la foto di un rito che va avanti da 7 anni, ci siamo detti che ci vogliamo bene, perché è la verità. E devo dire che ha inanellato nella Finale una serie di parate davvero notevoli. Comunque rimane un gondone doriano e nessuno lo può negar!

Sebastiano ed Enrico sono però solo due dei moltissimi ragazzi giovani che rendono questo posto, ad agosto, una esplosione di bellezza, di allegria, di rumore, di canti, balli, risate ai tavoli del biliardo, del calcio balilla della Baita, ai tavoli delle cirulla, ovunque a qualsiasi ora del giorno e della notte, tra gruppi e gruppetti che vorticosamente si spostano da una parte all'altra del paese alla ricerca di un amico, di una amica, della musica in piazza, di una birretta, di uno sguardo.

Forse comincio a sentire il peso non tanto dell'età, che in fondo qui non si cresce mai, ma del tempo speso nei miei anni alla ricerca della verità, di me stesso, mi permette di osservare tutto e tutti da angolazioni diverse, "sentendo" cose che non si sentono, vedendo cose che non si vedono, provando cose che non si spiegano.

Ma qui accade una magia, ogni anno, che anche solo guardando loro, ascoltando le loro voci, percependo i loro pensieri, che un tempo erano i miei, osservando la vita che esplode dentro i loro occhi, ritrovo la speranza, ed infine la voglia e la fiducia in questa vita, in questa umanità, nel nostro destino, quale che sia.

E ritrovo un pochino di entusiasmo per domani, quello che non riuscivo più a trovare.

Ci sono cose da dire, cose da fare, ed io non posso che dire quello che va detto, e fare quello che va fatto. A qualsiasi costo. Non lo devo a me stesso, lo devo a mio figlio, e lo devo a loro... a questi ragazzi.

Un abbraccio a Sebastiano e a tutti i ragazzi Genoani di Santo... e forza Genoa... per Enrico... ed i suoi pochissimi amici sampdoriani... beh... doria xxxxx... e sai benissimo cosa c'è sotto le X!

Vi abbraccio forte, vi voglio bene.

:-)

   Luca Canfora