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E' il cinismo l'arma della salvezza ma servono almeno due rinforzi

di Pierluigi Gambino
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La lezione è chiara: in serie A non ci si salva col possesso palla e l'accademia, ma con una dose da cavalli di cinismo. Il Genoa interpreta alla lettera quest'assunto e stende un Bologna padrone del campo ma mai pericoloso con due poderosi schiaffoni. Ballardini non potrà lamentarsi per l'atteggiamento mostrato dai suoi ragazzi che,consci di una certa inferiorità nel palleggio, hanno atteso i petroniani per poi colpirli nello spazio. D'altronde, il Grifone attuale, quello ancora privo di rinforzi invernali, non ha altra strada per sfangarla: il suo centrocampo, apprezzabile nella copertura ma tecnicamente sprovvisto in fase di costruzione, compie tutto quanto è nelle sue corde: pressing abbastanza alto, sacrificio in ogni zona del campo, applicazione assoluta. Anche con Maran non comandava mai il match ma non era neppure capace di ribaltare l'azione con la necessaria rapidità: e qui sta la metamorfosi ballardiniana.

Indubbio che un terreno quasi impresentabile e le numerose assenze nelle file petroniane abbiano facilitato l'impresa, ma i tre punti non sono caduti dall'albero: è un merito saper sfruttare, grazie ad un allenatore avveduto, le proprie qualità mascherando almeno in parte i difetti.

In attesa di qualche innesto, Balla ha trovato una coppia d'attacco estremamente funzionale. Eldor ha  confezionato da par suo il vantaggio con un personalissimo “strappo” sulla fascia destra, seguito da un assist a giri contati per Zappacosta, prodromo per il tocco vincente di Zajc. L'altro bomber, Destro, mai visto così scatenato da tempo immemore (ormai è un centravanti di tutto affidamento, potenzialmente da doppia cifra), ha timbrato ancora una volta, scongiurando abilmente l'offside sul tocco di Eyango.

Eyango? Sì, proprio il quasi 19enne pescato nelle file della Primavera. Una mossa sorprendente ed ardita, che il mister ha deciso anche per lanciare un messaggio alla società: in mezzo servono rinforzi di vaglia, più efficaci degli elementi sinora giostrati ai fianchi di Badelj. Il francesino ha strappato palla a Schouten favorendo il raddoppio genoano, ma per il resto, forse per emozione e forse per immaturità, ha commesso parecchi errori di posizione e di disimpegno, tanto da meritarsi una sacrosanta sostituzione dopo neppure mezz'ora di impiego.

Il più, comunque, era fatto poiché questo Bologna così spuntato ed inerme, al di là di una certa insistenza nella manovra e di una certe robustezza nel gioco aereo, non è mai parso in grado di recuperare. E se dovesse proseguire la sua sterilità offensiva, potrebbe essere definitivamente risucchiato nei gorghi della bassa classifica.

Non tutto ha funzionato in casa Genoa, s'intende. Criscito, al di là degli acciacchi, ha fatto fatica anche come quinto di centrocampo ed anche in zona mediana sono emersi gli antichi limiti. Alle porte c'è Strootman, atleta di spessore internazionale, pur senza trascurare i 31 anni e le due operazioni al ginocchio patite in tempi lontani. Nelle ultime due stagioni è stato titolare nel Marsiglia e solo quest'anno ha accusato qualche accantonamento di troppo. Al Grifo può regalare fisicità, in specie nel gioco aereo, ed esperienza anche se probabilmente servirebbe una mezz'ala più giovane, dinamica e capace di inserirsi: qualità che l'olandese sfoggiò costantemente prima di finire sotto i ferri.

Ballardini ha chiesto espressamente anche un difensore. Chiaro che Sokratis – 33 anni ma nessun particolare problema fisico – sarebbe un lusso, sia come centrale destro, sia come centrale dei centrali, ruolo che col Bologna Radovanovic ha interpretato egregiamente, ma senza opposizione da parte degli avanti petroniani.

Sperando in Preziosi, adesso Balla dovrà inseguire più applausi che successi sia in Coppa contro Madama sia nella trasferta proibitiva di Bergamo. E' il Cagliari la prossima preda da infilare in carniere.

                                             PIERLUIGI GAMBINO

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