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Genoa, partita onesta ma...

di Franco Avanzini
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C’erano tutte le attenuanti del caso, che conosciamo bene: i pochi allenamenti comuni, la forma da trovare, gli schemi da approfondire e via dicendo. Tenuto conto di tutto questo il Genoa ha giocato una partita onesta, più o meno il massimo che poteva fare e né più né meno di quello che ci si potesse aspettare. Davanti un’Inter non trascendentale che facendo il minimo sindacale – girar palla, a volte anche lentissimamente, alla ricerca degli spazi giusti dove poter infilare Lukaku o Martinez – si è portata a casa un 2-0 oggettivamente al di là dei meriti visti sul campo. E nonostante tutto qualche indicazione buona la squadra di Maran l’ha anche data, per esempio in difesa. Anche se sembra paradossale con due gol subiti, il reparto è stato soddisfacente soprattutto nel primo tempo quando Bani, Zapata e Goldaniga hanno giocato con un’applicazione assoluta: sapevano quando accorciare in avanti, quando togliere la profondità, quando andare a contrasto, quando leggere l’uno contro uno.

Tanto che le due reti sono arrivate da un’invenzione di Barella e da un calcio piazzato anche se per la verità quel cercare di giocarsela nella ripresa a viso più aperto rispetto al primo tempo mi sembra non sia stata un’idea molto felice. Poi, certo, quando con le sostituzioni c’è chi può far entrare appunto Barella, Hakimi, Nainggolan e Kolarov e magari anche Pinamonti e chi (col massimo rispetto) Radovanovic, Zajc, Shomurodov, Pellegrini e Melegoni è evidente che il divario tra le due squadre non può che aumentare. Note meno liete invece mano a mano che ci si avvicina alla porta avversaria: il centrocampo di fronte alla fisicità dei colossi dell’Inter ha patito una mancanza di palleggio che ha praticamente impedito alla squadra di portarsi in avanti a dar fiato alla difesa anche perché né Pandev né Pjaca per loro caratteristiche erano in grado di far salire la squadra quando si sceglieva la via del lancio lungo.

Pure le sostituzioni di Badelj e Behrami con  Radovanovic e Zajc (dovute ovviamente alla stanchezza dei due titolari) non hanno giovato anche perché è ormai chiaro che Zajc non è né può fare la mezzala. In queste condizioni aver premeditatamente deciso di rinunciare a un giocatore come Shone è una bestemmia calcistica e forse Maran farebbe bene a considerare il ritorno a schemi che gli sono più congeniali come il 4-3-1-2 o il 4-3-2-1.

L’attacco poi, per colpe non tutte sue perché se la squadra non sale chi sta davanti finisce per avere ben poche palle disponibili, è stato totalmente evanescente tanto che non mi ricordo una solo parata di Handanovic degna di questo nome. E più o meno la stessa cosa era accaduta a Verona di fronte ad avversari ben più alla portata. Dunque il problema resta ancora strutturale. Non voglio gettare nessuna croce addosso a Shomurodov che è ovviamente ancora ingiudicabile però qualche considerazione va fatta, a partire dall’avergli preferito come titolare un giocatore assolutamente talentuoso ma uscito dall’esperienza Covid mentre lui dovrebbe essere assolutamente in forma visto che il suo campionato è alla 20sima giornata. Già questo qualcosa vuol dire. Poi il soprannome con cui è arrivato, ‘il ‘Messi Uzbeco’, al di là della blasfemia calcistica non sembrerebbe indicare un vero e proprio centravanti che è quello che al Genoa serve come il pane da quando se ne è andato Piatek.

Purtroppo qualche indicazione in questo senso l’ha data lui stesso: perché quando arrivi in un ambiente completamente nuovo, dove non capisci la lingua, ti sei allenato poco, non consoci i compagni e hai poca dimestichezza con gli schemi sei portato a fare quello che ti dice l’istinto e l’istinto ieri come ha Verona lo ha portato spesso a giocare dietro Pandev. Spero fortemente di sbagliarmi perché fosse così e il Genoa si dovesse trovare senza nessuno in grado di segnare almeno una decina di gol il campionato che lo attende sarebbe l’ennesimo di totale sofferenza. Incrociamo le dita.

DARIO VASSALLO

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