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Premiata solo la caparbietà ma stavolta Balla non ha convinto

di Pierluigi Gambino
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Imboccando la strada del paradosso, potremmo scrivere che l'uscita per infortunio di Pellegrini nell'ultimo quarto d'ora, col Genoa rimasto in inferiorità numerica avendo esaurito i cambi a disposizione, abbia liberato la mente dei superstiti rossoblù spingendoli ad un'impresa che appariva assolutamente proibitiva. Nel conclusivo spicchio di un match dominato per larghi tratti dal Verona, il Grifo ha espresso tutto o quasi il “poco” che ha saputo costruire in una serata dispari. Gli ottimisti ad oltranza sosterranno che se non si perde una partita del genere, significa che il germe dell'imbattibilità sta contagiando il clan genoano, per anni abbonato ad una jella cosmica. Difficile dar loro torto dopo questo pareggio acchiappato per i capelli all'ultimo sussulto grazie una spingardata capolavoro di Badelj quando la forza nervosa sopperiva all'uomo in meno. Alla fine, è giunto un premio per la pervicacia mostrata, non certo per i meriti acquisiti nell'arco dell'intero match.

La fortuna risiede anche nelle pecche di un Verona travestitosi da novella Penelope, bravissima a tessere la tela e anche a distruggerla. Sì perché il Genoa avrebbe faticato ad agguantare il primo pareggio se il centrale difensivo Cetin, rude ma sgraziato tecnicamente, non avesse spalancato con un passaggio molle al portiere un'autostrada all'attento Shomurodov, appena entrato in campo. E che dire degli sprechi di Lasagna, ex azzurro, capace prima di negare il 2-0 ai compagni sbattendo a lato la più agevole delle palle gol, con Perin ormai disteso a terra e impotente, e successivamente di timbrare il palo da distanza ravvicinata con sette metri di porta spalancata. Tre regaloni, più “pesanti” di quelli confezionati dai rossoblù: in apertura di gara con una rimessa laterale cervellotica di Czyborra aggravata dall'esitazione di Criscito, fattosi uccellare come un novizio dall'esuberante Barak; a ripresa in corso, sull'1-1, con una maldestra smanacciata di Perin su cross dalla sinistra, proprio sul piede di Faraoni, in agguato per il 2-1.

Conclusa la sequela di reciproci cadeaux, va aggiunto che il Genoa – a nozze con avversari fisicamente debolucci come Bologna, Cagliari e Napoli privo di Koulibaly – ha patito per un'ora abbondante l'atletismo degli scaligeri, peraltro sistemati in campo secondo logica dall'ex Juric. Era impossibile però che reggessero sino in fondo a quel ritmo, e il Genoa ha avuto il pregio, nei minuti conclusivi, di trarne profitto ponendo le premesse per il definitivo pari in zona Cesarini.

Zio Balla già alla vigilia e poi nel dopo gara ha ammesso che i suoi ragazzi non avevano svolto allenamenti in condizioni ideali, ma anche lui – ricoperto di elogi da un mese e mezzo – stavolta ha toppato parecchie scelte. In primis l'impiego di Pjaca, un fantasma dall'inizio alla fine del primo tempo. Ed è giusto chiedersi quali doti abbia il croato per essere preferito a Shomurodov, Pandev e Scamacca, tutti subentrati per rimediare. Mettiamoci poi l'utilizzo di un Criscito recuperato in extremis dall'infortunio alla caviglia: Goldaniga è così inaffidabile agli occhi di mister Davide?

Discutibile anche lo schieramento ipersbilanciato nella ripresa: vero che si doveva recuperare, ma dopo il pari dell'uzbeko il Verona per qualche minuto giungeva nei pressi di Perin con irrisoria facilità. Non convincenti neppure la scelta di Rovella a scapito di Behrami per mutare il volto del centrocampo e l'essersi giocato tutte e cinque le sostituzioni già a metà ripresa, senza tenersi una cartuccia per un'eventualità sgradita, regolarmente giunta sotto forma di incidente a Pellegrini.

Da questa sagra degli errori è ugualmente spuntato come un fungo porcino, dal sapore inebriante, un punto splendido, che consente di proseguire il momento magico. D'altronde, il Verona non è per un caso più in alto in classifica, ed averlo fermato sia all'andata sia al ritorno è un elemento a favore.

Fondamentale sarà fare tesoro della lezione ricevuta per mezzo match abbondante dagli uomini di Juric, nella consapevolezza che non sempre giocando a questi livelli si guadagneranno gli spogliatoi con il sorriso stampato in faccia.

                                    PIERLUIGI GAMBINO

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