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Remember Genoa: quando la burocrazia ci mette lo zampino

di Franco Avanzini
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In un periodo dove il calcio, giustamente, è stato messo in ultimo piano e si parla solamente delle vittime e dei contagi causati dal Coronavirus, noi di Genoanews1893.it abbiamo deciso di proporvi qualche aneddoto su determinate gare che il Genoa ha disputato dal 1990 ad oggi. Un modo come un altro per cercare di allietarvi in questi momenti bui nei quali il pensiero va principalmente alla situazione drammatica che si è venuta a creare in Italia e nel mondo in generale. Il nostro impegno è solamente portato a regalarvi, anche solo per un istante, qualcosa di più leggero, restando sempre pronti a ricordarvi peraltro di "stare a casa" per fare in modo che il virus venga totalmente e nel più breve tempo possibile sconfitto e debellato.

Quando una società ha una storia ultracentenaria, è facile che possano capitare situazioni strane, inaspettate, inattese, ma anche buffe. E il Genoa, che la storia ultracentenaria ce l'ha, ha regalato varie chicche in tal senso, non tutte, purtroppo, positive. Giocatori affermati altrove che mancavano di continuità tornati campioni con indosso la maglia rossoblu, altri che erano carneadi già all'arrivo e che nulla facevano per cambiare questa diceria, ed altri ancora che in patria facevano faville ma che, sbarcati in Italia, naufragavano invece anche nel mare più calmo possibile.

Uno dei giocatori più rincorsi dal Grifone, voluto a tutti i costi, raggiunto, perso, e poi ripreso, è stato Igor Doblrowolski, di nazionalità russa. Allora, e parliamo degli anni  che vanno dal 1991 al 1993, il Dobro era considerato una stella del calcio russo; di quelli di prendere al volo. Ed in effetti l'allora presidente Spinelli puntò dritta la prua verso il mercato dell'Est e proprio verso la capitale Mosca, dove il talentuoso centrocampista giocava con la maglia della locale Dinamo. 

Dobrowolski doveva già arrivare nel 1990; tutto pareva fatto, contratto depositato all'ultimo giorno del mercato estivo, ingaggio stabilito, insomma mancava solo di vedere lo sbarco del giocatore in Liguria. Tifosi già in festa, come al solito, per accoglierlo nel migliore dei modi. Cinque giorni dopo però giungeva la doccia fredda. Dall'allora URSS bloccarono tutto. Il motivo? La mancata firma sul contratto della Federazione Russa che non dava quindi l'o.k. al trasferimento del centrocampista. Non solo, il problema era pure l'età: in quel periodo infatti per lasciare la madre Russia bisognava avere 28 anni, e lui ancora quell'età non l'aveva raggiunta. 

In autunno però la situazione pareva sbloccarsi, il giocatore aveva il permesso di raggiungere Genova, anche se solamente dal primo ottobre, quindi a campionato russo terminato. A quel punto però fu il Genoa a frenare, mandando all'aria il trasferimento. Ma la voglia del presidente genoano di portarlo al Grifone è tanta e quindi ritorna sui suoi passi. Ma in Italia il problema era anche che non si potevano tesserare più di tre stranieri. E il Genoa aveva già tra le proprie fila Aguilera, Branco e Skuhravy. Di parcheggiarlo altrove neppure l'idea, perché Dobro rifiutò questa ipotesi di andare in Portogallo a giocare sei mesi col Porto. Nominato in quella stagione calciatore dell'anno russo, il giocatore decide però poi a Gennaio di andare in prestito in Spagna al Castellon, e quindi subito dopo in Svizzera al Servette.

Il 2 settembre 1992 finalmente veste la maglia del Genoa in Coppa Italia e la sua avventura sembra partire bene, tanto che realizza in Coppa Italia una doppietta all'Ancona. Ma le storie spesso non vanno come si potrebbe pensare. In panchina c'è mister Bruno Giorgi che "non lo vede", relegandolo così in panchina. Giocherà però contro il Pescara, gara nella quale fece vedere lampi di classe degni di un campione vero. Realizzerà infatti una splendida rete e, suo malgrado, sarà anche protagonista di un piccolo giallo. "Dobro" sarà infatti ammonito per due volte, ma l'allora arbitro Chiesa non se ne accorgerse, evitandogli così l'espulsione. Andrà poi in prestito al Marsiglia, ma anche qui senza avere grossa fortuna. L'allora presidente del Club transalpino Bernard Tapie, nel corso di un'intervista, disse che non aveva mai visto un giocatore sorridente pur essendo mandato in panchina dal proprio allenatore.

A quel punto il suo tempo in Italia sarà scaduto e il Genoa, non puntando più su di lui, lo rimanderà da dove lo aveva prelevato, ossia alla Dinamo Mosca. E senza alcun rimpianto. Complessivamente al Grifone giocherà solamente 4 gare; davvero poche per quello che in quel periodo era considerato come il miglior giocatore di Russia.