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The Day After, dramma rossoblu ma non tutto è perso

di Franco Avanzini
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Un disastro, un crollo grosso come un grattacielo. Perdere contro Sassuolo, Atalanta e Milan in questo periodo ci sta alla grande ma prendere cinque reti senza mai provare a rialzare la testa proprio no. Si pensava che la battuta d'arresto a Bologna del Lecce potesse aver mandato in tilt la squadra salentina ed invece no: i ragazzi di Liverani hanno rialzato la testa e vinto a Udine. La differenza è questa, i salentini lottano con tante manchevolezze e una rosa limitata mentre il Genoa ha praticamente abbassato le armi in pratica sin dall'inizio. 

Tra le cose incomprensibili c'è pure l'espulsione dell'allenatore Nicola. L'arbitro aveva sentito una bestemmia proveniente dalla panchina genoana; quindi si avvicinava alla stessa chiedendo chi era stato per espellerlo. Il regolamento dice che, in mancanza del colpevole, a pagare per tutti sia il tecnico. E così è stato. Cosa ci voleva per un massaggiatore o magari per un fisioterapista incolparsi ed evitare che i rossoblu perdano l'allenatore per l'ultima decisiva partita? Un mistero questa situazione, un mistero che comporterà al Grifone non avere il suo artefice principale di questa rincorsa alla salvezza in panchina. E non sarà cosa da poco. 

Il Genoa ha davvero fatto nulla in campo. In novanta minuti e passa non si sono viste azioni realmente pericolose e solamente Goran Pandev ha cercato di fare almeno il solletico al portiere avversario. Favilli, Pinamonti, Iago Falque, chi l'ha visti? Nessun tiro, a parte la traversa del primo ma col punteggio già ampiamente compromesso e i numeri solo davvero impietosi. Inutile avere tanti attaccanti se poi alla fine quello che esce fuori è un topolino piccolo piccolo. La salvezza doveva e dovrà passare dai loro gol o almeno per qualche giocata pericolosa. E invece il nulla..

Aggrappiamoci a Juric, a Lazovic, a Miguel Veloso, a Gunter, a Salcedo: sono tutti ex genoani, ognuno di loro ha avuto una storia più o meno bella con la formazione rossoblu. Ma non si può ogni anno sperare negli altri, augurarsi che qualcosa possa cambiare il corso della storia. Sperare anche nel Parma, dopo il Bologna, che giocherà a Lecce. Insomma per l'ennesima volta gli ultimi novanta minuti saranno quelli decisivi. Auguriamoci che tutto si concluda come nelle ultime annate e basta con la frase "Mai come quest'anno"...